Il 13 marzo don Franco Barbero ha ricevuto dalle mani del Vescovo di Pinerolo una lettera con la quale gli viene comunicato un decreto del Papa con il quale egli viene ridotto allo stato laicale e gli vengono impedite tutte le funzioni sacerdotali . Il decreto non è appellabile ed è del tutto abnorme anche solo sotto il profilo canonico. Barbero non è mai stato ascoltato da alcun ufficio della Congregazione per la dottrina della fede. Il decreto non contiene le motivazioni del provvedimento. In difesa di Franco Barbero hanno preso posizione immediatamente le Comunità cristiane di base e "Noi Siamo Chiesa" La Comunità di Base di Pinerolo di cui Barbero è il maggior punto di riferimento ha comunicato il suo rifiuto del provvedimento e la sua volontà di non tenerlo in alcun conto Pubblichiamo una prima dichiarazione di Franco subito dopo aver ricevuto il decreto. Una decisione "suprema, inappellabile e non soggetta a nessun ricorso" è un linguaggio tra il delirante e l'umoristico, per chi abbia qualche idea della democrazia o di una comunità ecclesiale che dovrebbe essere "ancor più di una democrazia". voglio dirti che ti amo tanto. Benedico ogni giorno Dio di avermi chiamato alla fede e spesso anche di avermi collocato in questa chiesa. In te ho conosciuto tantissime donne e molti uomini pieni di fede. Da loro ho ricevuto un sacco di bene e forti testimonianze. In questa chiesa ho ricevuto il dono meraviglioso del ministero che, dopo ben 37 anni, mi appassiona come il primo giorno. In te ho incontrato le Scritture e me ne sono innamorato… senza, in verità, che la cosa ti facesse tanto piacere. Anzi… Ma, come ogni amore sano e adulto, la relazione con te è sempre stata un amore difficile, profondo e sincero, ma contrastato. So che questa esperienza è comune a milioni di donne e di uomini. Ora voglio parlarti a cuore aperto. Hai imboccato, cara mia chiesa, una direzione pericolosa in cui prevale l'interesse a rendere la torre sempre più alta, a tenerla insieme solida e compatta, a sorvegliare tutto e tutti dall'alto, a cingerla di mura, a chiudere le finestre e sbarrare le porte. Ma, a guardarla troppo dall'alto, la realtà appare diversa. Non arrivano più alla sommità le voci calde e commosse delle donne e degli uomini, non si sentono più il rumore dei loro passi, il chiasso delle strade, le canzoni d'amore, le grida di dolore e i palpiti dei cuori. Di lassù si perde il più e il meglio della vita. Là ci si occupa della stabilità della torre, di illuminarla, di rafforzare e ringiovanire le sue pareti, di renderla sempre più grande, alta, visibile, stupefacente. Si pretende di farne il trono di Dio, l'arca della salvezza, il luogo della verità, la casa di Dio sulla terra. Vedo per te questo sogno di Dio: non una torre che s'innalza, ma uomini e donne sparsi nel mondo a parlare e testimoniare il Suo amore. L'isolamento più pericoloso è quello che noi cristiani possiamo costruirci da soli quando, malati di narcisismo, vogliamo ad ogni costo difendere il nostro vecchio palazzo, il nostro vetusto castello e non sappiamo vedere il "paesaggio più spazioso" che Dio ha costruito e sta costruendo per le Sue creature. Quando si ha una cura ossessiva del palazzo le persone reali passano in second'ordine… fino a scomparire. Resta solo il palazzo e chi gli gira attorno riverente ed ossequioso. Per questo motivo io temo che anche questo Giubileo del 2000 ti esponga alla tentazione di ubriacarti di te. Le tue gerarchie sono prese dall'enfasi, sono sbronze di gloria, fanno sfoggio di potenza e ricevono l'omaggio e i finanziamenti dei grandi di questo mondo. Lasciati smantellare la torre, lasciati aprire gli occhi come fu per Agar. Vattene, emigra, esci dal "paese" conosciuto della tua cultura, dalla "patria" delle tue sicurezze e delle tue potenti alleanze, dalla "casa" e dal castello delle tue tradizioni che rischiano di annullare e soffocare la Parola di Dio. E non fare come il faraone che si buttò nell'inseguimento per acciuffare quelli che cercavano le sponde della libertà. Ormai non ti chiediamo più il permesso di partire quando intravvediamo nuovi cammini al di là dei recinti ecclesiastici. Vattene, staccati dall'illusione di essere il centro del mondo; staccati dall'illusione che i tuoi dogmi siano la fotografia della verità, dalla presunzione di possedere sempre l'ultima parola su ogni questione. Abbiamo imparato a distinguere accuratamente tra le parole umane che passano e la Parola di Dio che resta. Vattene dalle menzogne che continui a raccontare secondo le quali Gesù avrebbe vietato il ministero alle donne; prendi congedo dall'altra solenne menzogna per cui ministero e celibato sarebbero inseparabilmente congiunti dalla volontà di Gesù; vattene dalle tue leggi disumane presentate come la volontà di Dio. Vattene dall'idolatria del diritto canonico, delle leggi che tu hai codificato nei secoli; vattene dall'accerchiamento e dal cattivo uso delle tue tradizioni, luoghi di esperienze storicamente situate e non mummie da trasportare intangibili da un millennio all'altro. Vattene dalla moda delle confessioni spettacolari di alcuni tuoi peccati del passato; vattene da questi pentimenti che non conducono a conversione e lasciano il fondato sospetto che si tratti di comportamenti diplomatici e di operazioni di facciata. Vattene dall'ossessione sessuale, dalle tue sessuofobie… per cui continui a temere il piacere, ad aver paura delle donne, a guardare con diffidenza e a offendere con i linguaggi pelosi della comprensione omosessuali, lesbiche, separati/e, divorziati/e e conviventi anziché benedire Dio che dona all'umanità mille forme d'amore e può far rifiorire questo amore là dove esso si era spento. Vattene dalle miriadi di ambigue apparizioni mariane, dalle preziose teche della sindone e dal sangue di san Gennaro, dai mille luoghi in cui si alimentano superstizione e spirito idolatrico. Vattene da una struttura di potere come il papato, per riscoprire un ministero che sia davvero servizio; vattene dal balbettio dei potenti in cui fai sempre la prima donna; vattene dalla prigionia dei tuoi comportamenti imperiali e abbraccia il sogno di Dio. Vattene dall'occupazione di tutti i video del mondo; vattene dalla retorica pauperistica che ti dispensa dal diventare chiesa povera; vattene dalla mania di sentenziare e impara ad ascoltare. Io non ho nulla da insegnarti, ma ho soltanto voluto dirti quale eco trovano nel mio cuore le parole bibliche rivolte ad Abramo, per la mia e la tua conversione. Penso, oggi più che mai, che il dialogo e la preghiera siano le grandi strade per la mia conversione. |