Pax christi, "Beati i costruttori di pace" ed i giovani delle Acli criticano
aspramente la linea della CEI dopo l'11 settembre Lettera aperta a Ruini dei partecipanti alla via crucis da Pordenone alla
base militare di Aviano, 17 marzo 2002 Al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana S. Em. Card. Camillo Ruini E p.c.: Mons. Giancarlo Bregantini Vescovi del Triveneto LETTERA APERTA ALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA Sono desolato di dovermi ricordare e ricordare a ciascuno di voi che, con la
croce, Gesù fa riferimento al mezzo con cui l’Impero romano condannava coloro
che considerava rivoluzionari. Il primo appello di Gesù nel Vangelo è quello
dell’amore di Dio e del prossimo. Ma quando chiarisce questo comandamento
richiamandosi specificamente alla croce, ho paura di preferire, come la maggior
parte di voi, di pensare in termini astratti e non nel contesto storico in cui
il Cristo è vissuto ed è morto. Il riferimento di Gesù alla croce era un appello
ad amare Dio e il prossimo in un modo così diretto che le autorità potevano
vederlo solo come sovversivo e rivoluzionario. "Prendere la propria croce",
"perdere la propria vita", significa essere pronti a morire nelle mani
dell’autorità politica per la verità del Vangelo, per quell’amore di Dio in cui
noi siamo uno. Cari fratelli Vescovi, Queste parole, pronunciate dal vostro confratello Raymond Hunthousen e
risuonate ancora nel 1981 nelle comunità ecclesiali della diocesi di Seattle,
mantengono per noi intatta la forza della profezia e il richiamo alla
concretezza storica della nostra responsabilità, proprio in rapporto a Cristo e
Cristo crocifisso. Siamo al termine anche quest’anno di un’esperienza che con il percorso della
Via Crucis abbiamo vissuto, non ripetuto. E siamo qui davanti a questa base militare di Aviano non solo a riflettere,
ma anche a impegnarci. Sentiamo forte in noi lo stridore nei fatti tra il
progetto del Signore - che si ostina a sollecitarci a costruire la grande
famiglia umana con il dialogo, affrontando i conflitti con la nonviolenza
attiva, proponendo la felicità come stile di vita e realizzando la giustizia con
il perdono e la piena solidarietà - e la realtà che questa base rappresenta. Non
stiamo riferendoci solo agli strumenti di terrore e di morte presenti in questa
base, che anche logisticamente continua ad allargarsi invece che diminuire, ma
anche agli eventi collegati ad essa. Il Crocifisso ci richiama a un amore senza limiti e senza confini e per
questo ci aiuta a fare verità. Saremmo tentati di chiedere con forza, maggiore coerenza e trasparenza ai
responsabili politici e di rivolgerci a voi con maggiore attenzione e
delicatezza. Ma sono proprio questo atteggiamento e questo linguaggio
diplomatico che inquinano i rapporti nella Chiesa (ci sono tanti mugugni e
mormorazioni alla base) e impediscono una vera comunione. Altre volte ci siamo rivolti a voi con grande fiducia e confidenza perché sui
grandi problemi della pace aveste da illuminare e incoraggiare tutta la comunità
ecclesiale, ma ancora non abbiamo ricevuto risposta. In questo momento abbiamo molti motivi in più per riproporre la richiesta,
sempre con grande fiducia e attesa, grande amore per le vostre persone e per le
comunità cristiane, ma proprio per questo con grande sincerità. Siamo disposti anche ad accogliere ogni vostro richiamo, anche disciplinare
se necessario, ma dopo una verifica se quanto esprimiamo costituisca vero
problema per tutta la Chiesa. Stiamo avvertendo che il fermento che sta scuotendo l’intera società riguarda
pure la Chiesa e le modalità con cui si pone anche come struttura. Qualcuno all’interno della Chiesa ha perso la fiducia in voi e preferisce
parlare della "politica" della Conferenza Episcopale. Noi non rinunciamo ad
essere "in comunione" con voi. Non facciamo problema di singoli vescovi (anche se a volte alcuni, che fanno
opinione pubblica, mettono in difficoltà e portano divisione nelle comunità
ecclesiali), ma proprio di collegialità. Con sincerità dobbiamo dirvi che siamo scandalizzati dal vostro silenzio sui
problemi che oggi sono alla base delle ingiustizie e delle sofferenze della
maggior parte dell’umanità. In particolare dopo l’11 settembre 2001: - abbiamo sofferto l’isolamento in cui è stato messo il Papa nelle sue parole
e nei suoi gesti; - non abbiamo trovato nelle parole e nelle indicazioni autorevoli di alcuni
di voi il riferimento alla fede nel Crocifisso, né abbiamo sentito pronunciare
le parole "riconciliazione" e "perdono"; - ora, dopo che altre migliaia di persone innocenti, con il pretesto della
giustizia internazionale, sono state soppresse in Afghanistan con la guerra, non
sentiamo la stessa denuncia, né la stessa sofferenza e solidarietà come per le
vittime delle due torri; - in questi mesi abbiamo assistito a un massiccio attacco e allo
smantellamento delle istituzioni sia internazionali che nazionali in favore
dell’arbitrio e della prepotenza dei più forti con la creazione di vere e
proprie mostruosità giuridiche (tribunale militare statunitense); sono sempre
più minacciati i diritti dei più deboli; - per affrontare il terrorismo internazionale l’unico mezzo usato fino ad
oggi è stata la guerra, che tende a perpetuarsi, sempre a discrezione di chi la
decide, senza alcun rapporto né con la giustizia né con il diritto
internazionale; - è di questi giorni la scoperta che l’uso dell’atomica sarà all’occorrenza
anche di "primo colpo" e che la ricerca di nuovi sistemi della cosiddetta
"sicurezza totale" prevede l’uso del nucleare, in dispregio a convenzioni e
trattati già sottoscritti e ritenuti patrimonio acquisito dell’umanità - le innumerevoli vittime dell’umanità più povera non esistono; per loro
nemmeno un cenno di cronaca. Come tante altre persone, anche non credenti, preoccupate delle conseguenze
politiche, sociali e culturali dell’uso istituzionalizzato della violenza, noi
desideriamo che emerga lo specifico cristiano come seme e lievito di una storia
fondata sulla fede nel Risorto, che ha posto la pace a fondamento della nuova
comunità dei discepoli. Siamo convinti, come cristiani, di avere molto da
condividere con quanti cercano sinceramente la pace con la nonviolenza, il
dialogo, la fraternità e il perdono. Per questo sentiamo che il nostro silenzio come Chiesa in questo momento
"cruciale" oscura la Croce di Cristo e chiediamo anche a voi: - di aiutarci ad approfondire la centralità della pace, anche nella
concretezza storica della traduzione pastorale. Come strumento specifico vi
chiediamo di rimettere in onore e rendere operativa, sia a livello nazionale che
locale, la commissione "Giustizia e Pace"; - di darci orientamenti e pronunciamenti di magistero sulle scelte che
riguardano le sfide più grandi dell’umanità, che aiutino a mettere a fuoco
obiettivi e percorsi contro le strutture di morte, per un’economia a servizio
dell’uomo, per la salvaguardia del creato, per il rispetto dei diritti umani;
scelte che impegnino le comunità e non soltanto i singoli, senza accettare una
relativizzazione tale che permetta anche nella Chiesa di scegliere tutto e il
contrario di tutto, con grande confusione e delusione specialmente da parte dei
più giovani. Anche a Voi chiediamo di prendere posizione con scelte concrete e
con coraggio, anche a costo di entrare in conflitto con il potere costituito,
come di fatto è successo a Gesù. Promossa da: Beati i Costruttori di Pace del Friuli e Nazionale, Centro di
Accoglienza Ernesto Balducci di Zugliano, Pax Christi Italia, Giovani delle ACLI
Nazionali e Regionali. Aviano, 17 marzo 2002
Segreteria: c/o Associazione Nazionale Beati i Costruttori di Pace via Antonio da Tempo 2 - 35131 Padova - Tel. 049/8070522 - Tel./fax 049/8070699 - e_mail: beati@libero.it - www.beati.orgMariagrazia Bonollo |