NEV - NOTIZIE
EVANGELICHE
protestantesimo - ecumenismo - religioni
11 luglio 2007
settimanale - anno XXVIII - numero 28
* EDITORIALE: L’impegno ecumenico sarà molto
più difficile per i cattolici, di Daniele Garrone
* INTERVISTA: Paolo Ricca:
Il vento di una nuova controriforma
* Documento vaticano/1. Domenico Maselli, Federazione chiese evangeliche in Italia
* Documento vaticano/2. Holger
Milkau, Chiesa evangelica luterana in Italia
* Documento vaticano/3. Thomas
Wipf, Comunità chiese protestanti in Europa
* Documento vaticano/4. Setri
Nyomi, Alleanza riformata mondiale
* Documento vaticano/5. Georges
Lemopoulos, Consiglio ecumenico delle chiese
* Documento vaticano/6. Wolfgang
Huber, Chiesa evangelica tedesca
* Documento vaticano/7. Colin
Williams, Conferenza delle chiese europee
* Il giamaicano David Callam
è il nuovo segreterio generale dell'Alleanza battista
mondiale
* APPUNTAMENTI
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IL
PROSSIMO NUMERO DEL NEV USCIRA’ IN DATA 25 LUGLIO 2007
Cari
lettori,
in
seguito alle numerose reazioni e dichiarazioni rilasciate dopo la presentazione
del nuovo documento della Congregazione per la dottrina della fede
"Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla
Chiesa", abbiamo deciso di pubblicare questo numero speciale del NEV.
Il
prossimo numero uscirà dunque il 25 luglio e non, come precedentemente
annunciato, il 18.
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EDITORIALE
L’impegno ecumenico sarà molto più
difficile per i cattolici
di Daniele Garrone, decano
della Facoltà valdese di teologia
La qualifica di "comunità
ecclesiali" non ci è mai piaciuta e non ci è mai
corrisposta. Rinunciando allo "est" ed optando
per il "subsistit" il Concilio Vaticano II
compiva, dal punto di vista cattolico romano, una apertura. Ed in effetti l’ecumenismo ricevette un notevole impulso. Il
documento della Congregazione per la dottrina della fede non dice nulla di inedito, ribadisce con toni perentori cose già note. Perché questa perentorietà? Certamente non c’è in questo
momento alcun interesse da parte del Pontefice e della curia a promuovere
l’incontro con le chiese della Riforma. Si guarda all’ortodossia, perché è più
prossima a Roma, se misurata con i criteri della cattolicità romana, e perché
si pensa che condivida con Roma la valutazione negativa della modernità e come
Roma avversi il "relativismo". Ma la perentorietà nell’autocertificarsi come la vera Chiesa di Gesù
Cristo e nel dare "interpretazioni autentiche" (e quindi
disciplinarmente vincolanti per le coscienze dei cattolici) è rivolta
innanzitutto al fronte interno, è intesa a mettere in riga quei cattolici –
teologi e pastori, laici e religiosi – che hanno considerato e considerano il
Vaticano II un punto di avvio, l’inizio di un cammino
che avrebbe innovato ancora, allargato ulteriormente, osato più
coraggiosamente. L’interpretazione autentica è una normalizzazione
del cosiddetto "spirito del Concilio". E’ un freno posto a prassi e
teologie diffuse in America Latina come in Africa, in Asia come nel Nord
America o in Europa.
Per quanto riguarda noi protestanti, non ci
turba che Roma ci dica ancora una volta, e con tono
che non ammette repliche, che non siamo chiese e difettiamo di cattolicità solo
perché ci manca quello che la confessione romana ritiene essenziale per la
cattolicità, cioè le dottrine con cui si autocertifica
e misura gli altri a partire da sé. Perché sta tutto qui: si dice
"cattolico", ma si intende cattolico-romano.
Noi protestanti non abbiamo la successione apostolica nel sacramento
dell’ordine, e non ne abbiamo bisogno, perché viviamo
della promessa, finora mantenuta dal Signore, che la testimonianza dei profeti
e degli apostoli continuerà a far nascere e conserverà la sua chiesa di
peccatori perdonati. Noi protestanti non abbiamo il sacerdozio ministeriale, e
non lo vogliamo, perché viviamo dell’unico sacerdozio di Cristo. Dicano pure
che non abbiamo "conservato la genuina e integra sostanza del Mistero
eucaristico", abbiamo la promessa che nel pane e
nel vino della Cena del Signore siamo in piena comunione con Lui. Dalla Riforma
in poi, sappiamo che la nostra fede è certa perché pone noi al di fuori di noi.
Non siamo nulla, ma riceviamo in dono molto di più di ciò di cui siamo trovati mancanti dalla chiesa di Roma.
Questa saccente perentorietà non frenerà il
nostro impegno ecumenico. Lo renderà molto più difficile per i cattolici, a cui
viene ricordato che la loro coscienza è vincolata ai
pronunciamenti del magistero. A loro, ai nostri fraterni e sinceri compagni di
strada da tanti decenni, diciamo: rialzate la testa e parlate ad alta voce,
senza paura, perché in virtù del vostro battesimo e della vostra fede, la
vostra coscienza è resa libera da Cristo e in Cristo.
INTERVISTA
Paolo Ricca: Il vento di una nuova Controriforma
a cura di Luca Baratto
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – Il 10 luglio
è stato presentato il documento "Risposte a quesiti riguardanti alcuni
aspetti circa la dottrina sulla Chiesa", della Congregazione per la
dottrina della fede, in cui si afferma, tra l’altro, che solo la Chiesa
cattolica possiede "tutti gli elementi della Chiesa istituita da Gesù". L’Agenzia stampa NEV ha
intervistato in proposito il pastore Paolo Ricca, professore emerito della
Facoltà valdese di teologia di Roma.
L'affermazione della "Lumen gentium", secondo cui la "Chiesa di Cristo
sussiste nella Chiesa Cattolica", è una delle espressioni del Concilio
Vaticano II che più hanno evidenziato l'apertura verso
le chiese non cattoliche. Come giudica l'interpretazione che ne ha dato il
documento della Congregazione per la dottrina della fede, sottoscritto da papa
Benedetto XVI?
Quell'espressione fu adottata dal Concilio per sostituire
quella precedente che recitava "la Chiesa di Cristo è la chiesa
cattolica". Il Concilio ha sostituito l'"est" con il "subsistit in" per creare dei maggiori spazi di
riconoscimento di altre chiese: affermando che la
Chiesa di Cristo "sussiste" nella chiesa cattolica non si escludeva
che essa potesse sussistere anche in altre chiese. Fino ad oggi questa espressione è stata interpretata da molti teologi in
questo senso non esclusivo. Il documento di questi giorni, invece, ne propone
un'interpretazione nuovamente esclusiva, affermando che la Chiesa di Cristo
sussiste unicamente nella chiesa cattolica. Un fatto
deludente, che ridimensiona le aperture del Concilio, ma di cui certamente non
ci si può stupire perché riprende ciò che l'allora prefetto della Congregazione
per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, aveva affermato nel 2000 con la dichiarazione
"Dominus Iesus".
Quali conseguenze avrà
la "Dichiarazione" sul piano del dialogo ecumenico ?
Il Vaticano, naturalmente,
continua a dire che non cambierà nulla, che tutto prosegue. Io, francamente, mi sento di dire che dichiarazioni
come queste logorano la volontà di continuare il dialogo, soprattutto perché
non si sa più su che cosa si dovrebbe dialogare. Il documento, per esempio, ribadisce che quelle nate dalla Riforma protestante non
possono essere riconosciute come chiese. Un'affermazione, ben nota, che comunque mina le ragioni del dialogo perché fa venir meno la
corrispondenza dei soggetti, nega la dignità dell'interlocutore. Il dialogo ha
senso se, almeno in prospettiva, c'è un riconoscimento reciproco delle chiese.
Come chiese protestanti siamo stanchi di sentirci
negati per quello che siamo e per cui viviamo: perché noi viviamo per essere
Chiesa di Gesù. Credo che oggi sia ormai necessario
distinguere tra il dialogo ecumenico di base - in parrocchie e monasteri, con
sacerdoti e laici – che è fruttuoso, serio e fraterno, e il dialogo con
l'istituzione romana che, per così dire, distribuisce "pagelle" di
cristianità.
Pochi giorni fa la riproposizione della messa in latino, la reintroduzione
della preghiera per gli ebrei "da convertire"; ora la Dichiarazione sulla "Lumen gentium".
Dove portano questi segnali?
In modo inequivoco
verso una nuova Controriforma. Prendiamo la messa in latino. Il problema non è
tanto la lingua latina, ma la riproposizione della
messa di Pio V del 1570, pensata contro la Riforma. In
essa, tutte le innovazioni liturgiche delle chiese
protestanti sono esplicitamente negate. Quella che ci sta proponendo il
Vaticano è una nuova Controriforma con le sue due caratteristiche principali:
quella di opporsi alle riforme interne al cattolicesimo, tanto a quelle del
1500 quanto a quelle del Concilio Vaticano II, e alle istanze
proposte dalle Riforma protestante. Credo che all'istituzione romana vada dato
un segnale non solo della nostra delusione, ma anche del pericolo che alla fine
ognuno decida di proseguire per la sua propria strada.
Resta la volontà di dialogare con i cattolici, ma è giusto sottolineare
che l'istituzione romana restringe sempre più lo spazio per un dialogo che
forse non gradisce neppure.
Documento vaticano/1. Domenico Maselli, Federazione chiese evangeliche in Italia
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – In seguito alla
presentazione avvenuta ieri del nuovo documento della Congregazione per la
dottrina della fede "Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa
la dottrina sulla Chiesa", in cui si afferma che solo la Chiesa cattolica
possiede "tutti gli elementi della Chiesa istituita da Gesù",
il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI),
pastore Domenico Maselli, ha rilasciato la seguente
dichiarazione:
"La pubblicazione dell’ultimo documento
della Congregazione per la dottrina della fede costituisce un vistoso passo indietro nei rapporti tra la chiesa cattolica
romana e le altre chiese cristiane. È vero che non fa altro che ripetere quanto
già affermato nella ‘Dominus Iesus’
del 2000, ma il concetto è ora ribadito con una chiarezza insolita. Una frase
soprattutto colpisce il lettore ecumenico, in cui si definisce la chiesa
cattolica come quella ‘nella quale concretamente si trova la Chiesa di Cristo
su questa terra’. Pare evidente che l’unico modo per
cercare l’unità sarebbe quello di entrare nella chiesa cattolica romana. Era
stata la soluzione sperata da Newman, che portò poi alla condanna del modernismo. Ciononostante, il
dialogo ecumenico deve continuare, e può continuare, mettendosi ognuno in
discussione, per cercare di ascoltare la voce di Cristo che per tutti noi è la
via, la verità, la vita. In questo spirito si deve continuare il cammino sia in
Italia che nel resto del mondo, fidando nel rispetto reciproco ed anche nella
laicità dello Stato che permette che la libertà di discussione, di ricerca e di
religione sia mantenuta fino in fondo".
Documento vaticano/2. Holger Milkau, Chiesa evangelica
luterana in Italia
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – "L'autoconsapevolezza di essere
chiesa per fortuna non dipende dal placet del Papa, ma solo dallo Spirito
Santo, dalla grazia di Dio e dall'amore di Cristo, che ha detto: 'dove due o
tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro". Così si è
espresso il pastore Holger Milkau,
decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), riguardo al documento
"Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla
chiesa" reso noto ieri dalla Congregazione per la dottrina della fede.
"Con questo documento – ha proseguito Milkau - la chiesa romana si contrappone all’idea di
cattolicità (universalità) della chiesa, quando afferma: 'Solo
dove sono io, c'è Cristo, altrove no.' Con una affermazione di questo tipo la
cattolicità della chiesa viene distrutta, facendo emergere alcuni paradossi
nella linea ecumenica della chiesa romana. Chi ribadisce
la propria esclusività, sente la necessità di distaccarsi dagli altri. La
chiesa romana tende, in molti modi, a staccarsi dalla realtà condivisa con gli
altri: lo fa, per esempio, insistendo sulla propria esclusività
ecclesiale ma anche rivendicando un'esclusività etica e morale. La ricerca
della verità è un lungo viaggio in comunione con gli altri, non la pretesa di
essere già arrivati alla meta.
Le chiese luterane, come tutto il mondo
protestante, hanno imparato a considerare i propri interlocutori come partner
con pari diritti. Nel caso contrario il discorso diventa presuntuoso e
cattedratico. Il futuro della chiesa è universale ed ecumenico. Non però un ecumenismo che appiattisce le differenze e impone un
modello unico, bensì un ecumenismo capace di valutare le diversità senza creare
divisioni. Non sarà facile convincere i nostri partner cattolici-romani,
ma sappiamo che il Signore della Chiesa è al nostro
fianco: Cristo, che soffre e concede il superamento della sofferenza, per
grazia".
Documento vaticano/3. Thomas Wipf, Comunità chiese
protestanti in Europa
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – Secondo la
Riforma protestante gli elementi originali delle
chiese sono la pura predicazione del vangelo e la corretta amministrazione dei
sacramenti: "Questo e nient’altro deve essere visto come espressione
autentica dell’unica chiesa di Cristo", ha dichiarato il pastore Thomas Wipf, presidente della
Comunità delle chiese protestanti in Europa – Comunione di Leuenberg
(CPCE), commentando il nuovo documento della Congregazione per la dottrina
della fede "Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la
dottrina sulla Chiesa", che concepisce la chiesa cattolica come l’unica
chiesa di Cristo.
Secondo Wipf per
un protestante è impossibile concordare con l’autocomprensione
cattolica: "Tutto ciò che è esteriore è fallibile – ha dichiarato –,
incluse la chiesa protestante e quella cattolica". Oltre all’aspetto
teologico, Wipf ha osservato un’altra questione
importante: "Un documento del genere manda segnali sbagliati. Le sfide di
questo mondo chiedono a gran voce che le chiese lavorino
insieme. La comunione non è un obiettivo ideale, ma il nostro compito. Le
vedute dottrinali sono molto importanti, ma non devono spaccare la
chiesa".
La Comunità delle chiese
protestanti in Europa (CPCE) conta 105 chiese membro luterane, riformate,
unite, metodiste dell’intero continente, che grazie all'accordo del 1973 di Leuenberg
(Svizzera) si prestano il riconoscimento reciproco dei ministeri e dei
sacramenti.
Documento vaticano/4. Setri Nyomi, Alleanza riformata mondiale
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – L’Alleanza
riformata mondiale (ARM), che da anni intrattiene dialoghi bilaterali con il
Vaticano, ha scritto una lettera al cardinale Walter Kasper,
presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, per chiedere
chiarimenti sul documento della Congregazione per la dottrina della fede
"Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla
Chiesa", che concepisce la chiesa cattolica come l’unica chiesa di Cristo.
"Siamo sconcertati –
scrive nella lettera il pastore Setri Nyomi, segretario generale dell’ARM –, dalla presentazione
di tale documento in questo momento storico per la chiesa cristiana. In
un’epoca di frammentazione sociale in tutto il mondo, l’unica chiesa di Gesù Cristo a cui tutti partecipiamo
dovrebbe rafforzare la propria testimonianza comune e affermare la propria
unità a Cristo. Il documento pubblicato il 10 luglio purtroppo offre
un’interpretazione di Lumen Gentium 8 che ci riporta
al pensiero e all’atmosfera che c’erano prima del
Concilio Vaticano II". Lamentando le possibili conseguenze negative per i
dialoghi bilaterali cattolico-riformati, Nyomi
ricorda i documenti comuni prodotti negli ultimi anni, compreso quello che sta
per uscire, e mette in discussione "la serietà con cui la chiesa cattolica
romana affronta i suoi dialoghi con la famiglia riformata e le altre famiglie
ecclesiali".
"Per adesso – conclude
la lettera –, siamo grati a Dio perché la nostra chiamata ad essere parte della
chiesa di Gesù Cristo non dipende
dall’interpretazione del Vaticano. È un dono di Dio". E prosegue:
"Preghiamo perché venga il giorno in cui la chiesa cattolica romana vada al di là delle pretese esclusivistiche, in modo che possiamo
portare avanti la causa dell’unità cristiana per cui il nostro Signore Gesù Cristo ha pregato".
L'ARM raggruppa più di 200 chiese congregazionaliste, presbiteriane, riformate ed unite, le
cui radici risalgono alla Riforma del XVI secolo.
Documento vaticano/5. Georges Lemopoulos, Consiglio
ecumenico delle chiese
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – "Ogni
chiesa è la chiesa cattolica (universale) e non semplicemente una parte di essa. Ogni chiesa è la chiesa cattolica, ma non nella sua
interezza. Ogni chiesa realizza la propria cattolicità quando è in comunione
con le altre chiese". In seguito alla pubblicazione del documento vaticano
"Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla
Chiesa", questo è quanto ha ricordato Georges Lemopoulos, vice-segretario generale del Consiglio
ecumenico delle chiese (CEC), con le parole del documento "Chiamati ad
essere una sola chiesa" prodotto dalla IX
Assemblea generale del CEC, riunitasi a Porto Alegre
(Brasile) nel febbraio 2006. L'Assemblea, ha dichiarato Lemopoulos,
"ha affermato 'il progresso fatto nel movimento ecumenico' e ha incoraggiato
la comunione delle chiese membro 'per continuare su questo sentiero arduo,
eppure gioioso, fidando nel Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, la cui grazia
trasforma le nostre lotte per unità nei frutti della comunione'.
Secondo l'Assemblea – ha proseguito Lemopoulos - 'la condivisione onesta degli elementi in comune, delle
divergenze e delle differenze aiuterà tutte le chiese a raggiungere gli
obiettivi della pace e della vita comune'".
Il CEC è una comunione di oltre 340 chiese
anglicane, protestanti ed ortodosse in più di 100 paesi, in rappresentanza di
circa 550 milioni di cristiani.
Documento vaticano/6. Wolfgang Huber, Chiesa evangelica
tedesca
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – Secondo il
vescovo luterano Wolfgang Huber,
presidente della Chiesa evangelica tedesca (EKD), "le speranze di
cambiamento nella situazione ecumenica sono state nuovamente spinte nel futuro
remoto". E ha proseguito: "Se la chiesa cattolica resta convinta di essere la sola vera chiesa di Cristo, la via del suo
ecumenismo è tracciata in anticipo e non aperta al dialogo". Osservando
che il documento del Vaticano "Risposte a quesiti riguardanti alcuni
aspetti circa la dottrina sulla Chiesa" ripete le stesse affermazioni
della "Dominus Iesus",
pubblicata dall'allora cardinale Ratzinger nel 2000,
il vescovo Huber ha ricordato che alcuni teologi
ecumenici avevano suggerito che quella dichiarazione fosse il risultato di
disattenzione, mentre adesso "nessuno può più parlare di disattenzione.
Questo è un gesto premeditato".
Il vescovo ha criticato il
fatto che il documento vaticano non lasci alcuno spazio per il pensiero
che anche alla chiesa cattolica romana possano mancare degli elementi
importanti per le altre chiese, come ad esempio il rispetto della capacità di
giudizio della comunità dei fedeli o l'accesso delle donne al ministero
pastorale. "La comprensione reciproca – ha proseguito Huber
– è possibile solo quando nessuna delle parti in causa rivendica il monopolio
della verità".
Documento vaticano/7. Colin Williams, Conferenza delle chiese europee
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – "Poiché
confessiamo la 'chiesa una, santa, cattolica e apostolica', il nostro supremo compito ecumenico è di
continuare a mostrare questa unità che è sempre un dono di Dio", ha
dichiarato Colin Williams, segretario generale della
Conferenza delle chiese europee (KEK), commentando il documento del Vaticano
"Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla
Chiesa".
Le "Risposte" sottolineano
per Williams "la necessità di continuare a lavorare con urgenza a questa
sfida offertaci dalla Carta ecumenica, il documento fondamentale delle
aspirazioni ecumeniche condivise dalle chiese d'Europa. Il fatto che quelle
diverse visioni della chiesa e della sua unità, a cui fa riferimento la Carta
ecumenica, siano ancora causa di dolore e divisione è
un motivo di rammarico e non una situazione di cui possiamo essere
soddisfatti".
Il segretario generale della KEK ha poi
osservato il momento particolarmente infelice in cui il documento cattolico è
stato diffuso, alle soglie della Terza Assemblea ecumenica europea (AEE3), che
si terrà a Sibiu (Romania) dal 4 al 9 settembre 2007,
con la partecipazione di oltre 1000 delegati cattolici, ortodossi e
protestanti. "Non dobbiamo permettere – ha affermato Williams – che la
pubblicazione di questo documento ci distolga da
questo compito fondamentale. L'AEE3 darà ai delegati a Sibiu
l'opportunità di riconoscersi gli uni gli altri come fratelli e sorelle in Gesù Cristo, attraverso il dialogo e la preghiera comune, al di là delle barriere denominazionali,
rafforzando la nostra volontà di trovare modi in cui possiamo esprimere e
vivere fino in fondo quell’unità voluta da Cristo per
la Sua chiesa".
La KEK è una comunione di circa 125 chiese
membro ortodosse, protestanti, anglicane e vetero-cattoliche,
di tutti i paesi d'Europa, più 40 organizzazioni associate.
Il giamaicano David Callam è il nuovo segreterio
generale dell'Alleanza battista mondiale
Roma (NEV), 11 luglio 2007 – E' il pastore
giamaicano David Callam il nuovo segretario generale
dell'Alleanza battista mondiale (ABM). La sua elezione è avvenuta lo scorso 6
luglio durante il Raduno annuale deIl'ABM, tenutosi
ad Accra (Ghana). Callam,
55 anni, sposato e padre di due figli, è il primo segretario generale non
proveniente da un paese europeo o nordamericano. Personalità dai molti talenti,
il nuovo segretario generale dell'ABM è pastore della Chiesa Battista di
Kingston, teologo specializzato in etica cristiana, presidente della Compagnia
dei media religiosi della Giamaica, autore di diverse pubblicazioni e lettore
universitario; è stato per due trienni presidente
dell'Unione battista giamaicana. Dal 1985 Callam ha ricoperto diversi incarichi all'interno dell'ABM,
tra cui quello di vice presidente dal 2000 al 2005; al di fuori del mondo
battista, è tra i membri della Commissione Fede e costituzione del Consiglio
ecumenico delle chiese (CEC). Callam entrerà in
carica dal prossimo settembre e succederà al pastore Denton
Lotz che ha ricoperto la carica dal 1988.
L'Alleanza battista mondiale (ABM) è una
comunione di oltre 200 convenzioni e unioni di chiese battiste, che comprende oltre 36 milioni di membri battezzati e una
comunità complessiva di oltre 110 milioni di battisti in tutto il mondo.