CAMMINARE TRA NEMICI
Riforma. Settimanale delle chiese battiste, metodiste, valdesi  - 9 luglio
2004-


Dal 17 al 24 giugno si è svolto il cammino ecumenico di pace a promosso dal
Consiglio delle chiese cristiane di Milano.  Si è trattato di un'esperienza
senza precedenti in Italia, caratterizzata da una grande fraternità fra
coloro che vi hanno partecipato e da una straordinaria ricchezza negli
incontri con persone, israeliane e palestinesi, che in quella regione del
vicino Oriente così sovraccarica di significati simbolici e così martoriata
da conflitti ormai ultracinquantennali, lavorano e lottano per costruire
ponti di comunicazione e vie di riconciliazione.
Il Consiglio delle chiese cristiane di Milano è un organismo ecumenico a
livello cittadino, che esiste ormai da 4 anni e che comprende 17 chiese:
protestanti, ortodosse, antico orientali, anglicana, vetero-cattolica (tutte
queste hanno un comune riferimento nel Consiglio ecumenico delle chiese di
Ginevra) più la Chiesa cattolica ambrosiana. Si definisce come una
«comunione di chiese» che collabora a livello locale per promuovere
iniziative comuni e favorire la conoscenza reciproca. Le cariche di
presidente, vicepresidente e segretario vengono ricoperte a turno da
rappresentanti delle diverse «famiglie» confessionali e le decisioni sono
prese all'unanimità. A questo viaggio hanno partecipato con loro
rappresentanti 11 delle chiese che fanno parte del Consiglio. Molto
importante è stata la presenza, oltre che dei cattolici e dei protestanti,
di membri delle chiese ortodosse e copte e della chiesa vetero-cattolica.
L'obiettivo con cui siamo partiti era innanzitutto quello di incontrare
persone che nella situazione di conflitto hanno realizzato iniziative di
dialogo e lavorano per la riconciliazione e la convivenza dei due popoli,
israeliano e palestinese, e anche esponenti di istituzioni che hanno
responsabilità ecclesiali e politiche. A questi uomini e a queste donne
abbiamo poi, molto timidamente, portato la nostra solidarietà e vicinanza
spirituale, che abbiamo voluto concretizzare in un messaggio di pace, in cui
ricordavamo, tra l'altro, che anche le nostre chiese hanno vissuto secoli di
conflitti, talora anche sanguinosi, ma che da alcuni decenni abbiamo
imparato a operare assieme, distinti ma concordi, con ancora molti segni di
divisione, ma uniti dalla comune fede nell'unico Signore.
Abbiamo avuto la possibilità di incontrare, e di ascoltare, persone
appartenenti alle tre grandi religioni monoteistiche che ci hanno
raccontato, con una semplicità e una consapevolezza davvero straordinarie, i
loro percorsi di sofferenza, le perdite di amici e parenti, genitori, figli,
e assieme la rabbia, il desiderio di vendetta provato per periodi più o meno
lunghi. E poi, in modi diversi, a volte improvvisa, a volte come risultato
di un lungo percorso, la presa di coscienza che quella sofferenza poteva
avere un senso solo se avesse potuto servire a qualcun altro, per evitare
altra sofferenza. E quindi la ricerca di incontri con chi aveva già avviato
la costruzione di un percorso di riconciliazione, per poi collaborare
insieme, per far sapere a quante più persone possibile, che c'erano
individui, famiglie, sia da una parte che dall'altra del conflitto, che
volevano spezzare la logica stessa del conflitto.

Il circolo dei genitori

Esemplare è stato l'incontro con esponenti del Circolo dei genitori,
un'associazione che riunisce persone e famiglie, sia ebrei sia palestinesi,
che hanno perso parenti durante gli anni del conflitti: figli, figlie,
genitori. Sono ormai circa 500 famiglie, in diverse località sia al Nord che
al Sud, che lavorano attivamente, proprio partendo dal loro dolore e dalla
loro sofferenza, per costruire momenti di incontro e prospettive di
riconciliazione.
L'organizzazione degli incontri e delle visite in Israele e nei territori
dell'Autonomia nazionale palestinese è stata realizzata dalla rivista
Confronti a cui si deve, e in particolare a Lucia Cuocci e a Paolo Naso, la
straordinaria intensità delle esperienze vissute da chi ha partecipato.  Ad
esempio l'incontro con il pastore Mitri Raheb, che a Betlemme dirige il
Centro internazionale della Chiesa luterana, una struttura molto bella anche
dal punto di vista architettonico, realizzata con aiuti provenienti dalla
Finlandia. In questo Centro è avviato un vasto progetto che coinvolge molti
ragazzi palestinesi con l'obiettivo di aiutarli a «scoprire la stella che è
in loro»: la stella della pittura, della scultura, della musica, della
letteratura, dell'arte in genere.  Abbiamo visitato uno splendido teatro,
delle sale dedicate a progetti informatici, e un laboratorio molto
particolare. Qui vengono realizzati lavori in vetro e mosaici in pietra,
utilizzando come materia prima il vetro e le pietre (piastrelle e altro)
recuperati, frantumati e rotti, dopo gli scontri e le violenze. Tutti sono
rimasti colpiti sia dalla bellezza dei lavori eseguiti dagli allievi di
questo laboratorio sia dal valore simbolico di questo lavoro, che costruisce
oggetti d'arte utilizzando materiale rovinato dalla violenza del conflitto
in corso.

Il muro di separazione

Una grande impressione ha destato nelle persone che hanno partecipato al
Cammino ecumenico il muro che il governo israeliano sta facendo costruire
per separare Israele e i territori dell'Autorità nazionale palestinese.
Abbiamo potuto vedere con i nostri occhi chilometri di muro di cemento alto
8 metri, intervallati da torrette di guardia, mentre ci recavamo a Betlemme.
Ma ancora di più ha colpito la vista del muro in costruzione andando verso
Ramallah: la strada ridotta a metà, con l'altra parte sterrata, la fascia di
terra nuda da cui sono stati eliminati gli alberi e le costruzioni, con le
fondamenta in cemento, gli enormi pannelli depositati a terra gli uni
accanto agli altri, per centinaia e centinaia di metri in attesa di essere
rizzati e uniti assieme a elevare il muro. E per noi, che passavamo di lì
cercando di portare un messaggio di speranza, è stato come avere di fronte
un grande monumento alla disperazione. Negli incontri di tipo istituzionale
(l'incontro con parlamentari israeliani sia della maggioranza che
dell'opposizione, l'incontro al Parlamento palestinese con un deputato e un
alto funzionario) abbiamo notato la volontà di entrambi i contendenti di
cercare di «tirarci» ciascuno dalla sua parte. Pur comprendendone le
ragioni, abbiamo detto loro che il nostro obiettivo era, se possibile e pur
nella nostra pochezza, di intercedere tra le due parti, nel senso letterale
del termine di «camminare tra» gli uni e gli altri, tendendo agli uni e agli
altri le nostre mani, nello sforzo di far sì che le loro si avvicinino di
più.
Questo pensiero è stato espresso in una meditazione del cardinal Martini,
che a Gerusalemme ha scelto di vivere dopo aver terminato il suo ministero a
Milano, ed è stato più volte ripreso durante il viaggio. Così come è
diventata convinzione comune che non ci siano possibilità di avviare un
effettivo processo di pace, finché ciascuno dei due contendenti, pur nella
diversità delle rispettive posizioni, di forza e di debolezza, non decida di
«fare un passo indietro». Solo se ciascuno saprà rinunciare a qualcosa, e
sapendo che la pace si fa con un nemico, non con un amico, sarà possibile
pensare a un futuro di convivenza sicura e pacifica.

La Scuola della pace

Momenti di intensa spiritualità sono stati vissuti anche durante la visita a
Nevé Shalom-Waat-as-salaam, il villaggio di ebrei e palestinesi, con la sua
Scuola della pace e Dumia, l'ambiente a cupola bianco e vuoto dedicato al
silenzio e alla preghiera. Così come durante la meditazione svolta sul Monte
delle Beatitudini dal prof.  Daniele Garrone e dal cardinale Dionigi
Tettamanzi. Durante il suo intervento Tettamanzi ha sottolineato
l'importanza di due progetti a cui il Consiglio delle chiese di Milano sta
cercando di dare contenuti concreti: la realizzazione di un messaggio
evangelico rivolto a quanti nella città sono ormai lontani dalla proposta
cristiana, da realizzarsi in maniera ecumenica, e la necessità di
organizzare una sede di coordinamento e di consultazione tra le diverse
religioni, in primo luogo Islam ed ebraismo (ma non solo, ovviamente) che
sono presenti a Milano.
Un'ultima nota riguarda la fraternità che si è creata lungo tutto il
percorso, in queste giornate intense da mozzare il fiato, tra i partecipanti
di confessioni cristiane diverse.  In particolare vorrei sottolineare la
disponibilità e l'affabilità che hanno caratterizzato la presenza del card. 
Tettamanzi, il suo rispetto profondo del carattere ecumenico del viaggio:
anche quando l'autorità di turno annunciava di essere lieta di ricevere il
pellegrinaggio del cardinale, da parte sua è sempre venuta la precisazione
del carattere ecumenico del viaggio e cedendo sempre la parola ai
rappresentanti del Consiglio.

Gioachino Pistone presidente del Consiglio delle chiese cristiane di Milano