RETE RADIÉ RESCH

Lettera sulla guerra-Il seminario di Rimini

 

Care amiche e cari amici,

non vogliamo distogliere il nostro sguardo dalla guerra in corso al di là dell'Adriatico, dai bombardamenti della NATO in Serbia come dalla repressione violenta dei serbi contro i kosovari di etnia albanese. Non riusciamo a liberarci dalla vergogna che i raid aerei partano da piste italiane, che l'Italia sia coinvolta in una guerra vera e propria, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondtale. Nel 1991, nella guerra del Golfo, almeno sul piano formale era in campo l'ONU, il cui ricorso alla forza è finito come "azione di polizia intemazionale". Ora invece è in campo la NATO, un'alleanza di 19 Paesi europei e nordamericani che, per statuto, ha carattere prettamente difensivo e tuttavia sta conducendo una guerra offensiva contro la Serbia, anche se in nome del dovere di "ingerenza umanitaria" a protezione degli albanesi del Kosovo. Dovere di ingerenza umanitaria che invece viene disatteso nei confronti, ad esempio, del popoto kurdo schiacciato sotto il maglio della repressione della Turchia, fedele membro della NATO. Partecipando a questa guerra, che viene condotta senza la legittimazione detl'ONU, I'ltalia calpesta la propria Costituzione che ha tra i propri principi fondamentali il ripudio della guerra come strumento per la soluzione dei conflitti. Siamo al ventesimo giomo di guerra. Mancano valutazioni attendibili sulle vittime umane, sono invece oltre 600.0O0 i profughi, ingentissimi i danni materiali, incalcolabili le conseguenze degli odi esacerbati, tra cui l'incrudirsi della violenza in Kossovo da parte dell'esercito e di gruppi paramilitari serbi. Le responsabitità di questa guerra, che chiude un secolo tragico, sono indubbiamente del presidente serbo Milosevic, che ha fatto del nazionalismo la propria bandiera; ma i Paesi occidentali non sono esenti da colpe, perché sui nazionalismi delle etnie balcaniche hanno giocato la loro politica di ingerenza egemonica e di accaparramento di mercati. Il Kossovo, con i suoi due milioni di abitanti (90% di etnia albanese) su un territorio che per superficie è metà della Lombardia, è inserito nella Serbia; nel 1974 aveva ottenuto lo statuto di provincia con una marcata autonomia , ma nel 1989 Milosevic, neoeletto presidente serbo, aveva acceso la miccia del nazionalismo ed abolito l'autonomia, proibendo perfino l'uso della lingua albanese nelle scuole. Al tempo della disgregazione della Jugoslavia, nel 1991, i Paesi europei si sono mossi secondo logiche di dominio: la Germania ad esempio, imitata dal Vaticano, precipitandosi a riconoscere l'autoproclamata indipendenza di Slovenia e Croazia ha favorito l'incendio che, I'anno seguente,ha coinvolto anche la Bosnia. L'incertezza e l'impotenza europea di fronte alla deflagrazione e alle "pulizie etniche" offrirono poi agli Stati Uniti l'opportunità di inserirsi nell'area e di assumere un ruolo da protagonisti :la pace che ha concluso la guerra di Bosnia è stata siglata infatti a Dayton negli USA. Una pace fragilissima che ha sancito la separazione delle etnie ,la nascita di "etnonazioni" e che ha mantenuto al potere gli attizzatori dei nazionalismi e della guerra .

La Serbia, per la sua tradizionale alleanza con la Russia e per il suo rifiuto ad adottare un'economia di mercato, è venuta ad assumere un ruolo antagonista rispetto al mondo occidentale. Gli USA hanno risposto prima pilotando la riconquista della Kraijna, a maggioranza serba, da parte della Croazia, poi puntando sulla destabilizzazione del Kosovo. Nel Kosovo in questi anni la popolazione di etnia albanese, sotto la guida di Ibrahim Rugova, ha praticato una lotta di resistenza non violenta contro la repressione serba. I media occidentali però non hanno prestato attenzione a questa scelta coraggiosa e difficile. Così si è creato lo spazio per promuovere la iotta armata: tra il 1996 e ii 1997 è comparso un Esercito di liberazione del Kosovo (UCK), finanziato da chi aveva interesse a destabilizzare la regione e prontamente riconosciuto da Holbrooke, I'inviato di Clinton. Un anno fa aicune organizzazioni non governative e associazioni impegnate nella Campagna per una sotuzione nonviolenta nel Kosovo avevano scritto al segretario dell'ONU e alla presidenza dell'Unione Europea per chiedere l'aiuto della comunità internazionale alla soluzione nonviolenta e la convocazione di una Conferenza internazionale: "La questione del Kossovo rischia l'escalation verso una nuova guerra nei Balcani" (Pax Christi Informazioni,aprile '98) Questi ultimi dodici mesi hanno registrato il realizzarsi delle prospettive più nere: I'azione dell'UCK ha preso il sopravvento sul fronte nonviolento e indotto la polizia serba ad un comportamento da esercito di occupazione, con violenze, rappresaglie, distruzioni di villaggi: I'escalation che ha portato aH'intervento della NATO. Con questo ci si propone di esorcizzare la violenza che si è contribuito a provocare, forse per precostituirsi una ragione all'intervento.

Gli anni novanta sono venuti così man mano proponendo uno scenario mondiale in cui la guerra è una costante: il conflitto permanente pare essere una necessità strutturale dell'Occidente. Il Nord ha bisogno di dimostrare il proprio dominio militare a salvaguardia del proprio predominio economico e del proprio standard di vita. La guerra in Serbia è una guerra fatta in una periferia del Nord ricco ,per avvertire tutte le periferie del mondo, ossia il Sud povero: un messaggio minaccioso rivolto a chi pensasse di contestare l'egemonia incontrastata del Nord e, nel Nord, l'egemonia indiscussa degli USA.

Di fronte a questi bagliori di guerra, a questi scenari di dominio, risuona attuale I'ammonimento di don Tonino Bello, che guardava alla Bosnia in fiamme: "Ogni giomo diviene più alto il prezzo della speranza". E tuttavia alla speranza non possiamo rinunciare.

Ad ognuna ed ognuno di voi un abbraccio, Ercole Ongaro

Lodi 13 Aprile 1999

 

 

RETE RADIE' RESCH - associazione di solidarietà intemazionale

SEMINARIO SULLO STATO DELLA RETE RADIE' RESCH

HOTEL ASCOT - RIMINI 15-16 MAGGIO 1999

 

LA RETE RADIE' RESCH OGGI

 

sabato 15 ore 16 - Saluto e presentazione del Seminario

Francesco Terreri ( direttore di Altraeconomia): Economia e solidarietà nel tempo della globalizzazione

dibattito

 

ore 18,30

Clodovis Boff ( sociologo) : Nord-Sud: dalla solidarietà alla corresponsabilità

dibattito

 

ore 21 - cena

 

domenica 16

ore 9 Giorgio Montagnoli - Ercole Ongaro: Vivere la Rete. Tra memoria e futuro dibattito

 

ore 12 - Conclusioni

 

ore 13 - pranzo

Il costo completo del seminario è fissato in L. 65.000, con supplemento di L.10.000 per camera singola. Le prenotazioni vanno inviate o telefonate a. Sante Rodriguez, Rimini, 0541-389868 entro mercoledì 12.5 (frrodri@tin.it)

Per arrivare all'hotel Ascot: dalla stazione FFSS prendere il filobus 10 o 11 direzione Riccione, fermata n. 33. In auto per chi viene dal nord uscire a Rimini sud, arrivare sul lungomare direzione Riccione; I'albergo è sul lungomare Principe di Piemonte n. 38; per chi viene dal sud uscire a Riccione e, dirigendosi verso Rimini, all'altezza dell'aereoportoscendere sul lungomare Principe di Piemonte n. 38


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