Documento finale del SIPA ( Simposyum internazionale per la pace in Africa ) Butembo, 27 febbraio-1 marzo 2001

 

Nella prima parte del documento si dice perché è stato convocato il Symposium e chi vi ha partecipato, si denunciano le violenze e i danni della guerra e si afferma che in esso hanno potuto finalmente prendere la parola chi non l'ha mai avuta e non è mai stato ascoltato dai potenti di questo mondo e dai signori della guerra. "il nostro è un grido di sofferenza ma anche di speranza" conclude il preambolo del documento.

PER QUESTO MOTIVO ADOTTIAMO LE SEGUENTI RISOLUZIONI E CI IMPEGNIAMO A:

  • disarmare il nostro spirito al fine di riconoscere tutti i congolesi e tutte le donne e gli uomini amanti della pace come nostri fratelli;
  • perdonare, in un contesto di dialogo e di giustizia, coloro che ci hanno aggredito;
  • assumere i diritti umani come punto di partenza nella costruzione della pace;
  • uscire dal torpore, dalla corruzione della menzogna e dalla ricerca dell'interesse personale in tutti i nostri impegni politici;
  • rifiutare la tentazione del ricorso alla violenza, alla vendetta, all'odio, per incamminarci risolutamente sulla via della nonviolenza che è l'unica forza di verità.


IN QUESTO SPIRITO, DOMANDIAMO
:

Ai paesi che ci occupano:
- di ritirare i loro eserciti per permetterci di riconoscerci e di vivere come fratelli. La loro sicurezza sarà garantita dall'amicizia tra i popoli che - tutti - sono vittime delle sofferenze causate da questa guerra, e da un vero processo di giustizia e riconciliazione all'interno di ciascun paese.

Ai movimenti ribelli:
- di dar prova di maggior patriottismo e di maggior comprensione rispetto alle sofferenze dei loro connazionali, e di preferire la via politica per ristabilire la pace, anche se questa costa più fatica del ricorso alle armi. La democrazia che essi reclamano si otterrà a questo prezzo.

Ai diversi gruppi armati:
- di impegnarsi concretamente nel processo di pace elaborando insieme ai loro connazionali un progetto di società che permetta loro di integrarsi nella normale vita sociale delle loro rispettive nazioni.

Al Governo di Kinshasa:
- di accettare e promuovere il dialogo tra tutti i congolesi, di rispettare i diritti umani e di impegnarsi per la costruzione di una democrazia vera.

Alle Nazioni Unite:
- di ristabilire, nel nostro paese, il diritto internazionale che è stato violato con l'occupazione. Questo andrà fatto predisponendo una forza di interposizione reale e non simbolica, da dispiegarsi nel più breve tempo possibile alle frontiere;
- di creare un tribunale internazionale per i crimini commessi nel nostro paese al fine di combattere la cultura dell'impunità;
- di facilitare un dialogo che favorisca la democrazia e il rispetto dei diritti umani nel Congo, ma anche in tutti gli altri paesi coinvolti nella guerra.

All'OUA:
- di far rispettare la sua Carta che sancisce la sovranità di ciascuno Stato, l'integrità territoriale e l'intangibilità delle frontiere.

All'Unione Europea:
- in occasione dell'anniversario della Conferenza di Berlino e della prima Convenzione di Lomé, in nome della storia e della solidarietà umana, di lanciare un grande piano di sviluppo per l'Africa, garantendo dei meccanismi seri di controllo, affinché i risultati positivi di questo piano vadano realmente a beneficio della popolazione e non solamente ai detentori del potere, siano essi locali o stranieri.

Alle Società Civili:
- di non scoraggiarsi, di collaborare tra di loro, di ricercare iniziative comuni per sensibilizzare e educare la popolazione a organizzarsi e a far rispettare i propri diritti, lottando per la nonviolenza che è l'arma dei deboli, e ricercando la giustizia e la pace.

Alle Chiese e alle diverse religioni:
- di continuare a lavorare insieme nel nome del Signore, Dio della Pace, e di esercitare con coraggio la propria missione profetica denunciando il male, organizzando la speranza, annunciando l'amore per il prossimo che è la sorgente della pace sulla terra: Shalom.

Alle congolesi e ai congolesi:
- di superare il fatalismo, di non perdere la speranza, di vincere le divisioni e di organizzarsi per ricostruire il nostro paese nell'unità, nella giustizia e nella pace.


Siamo fieri di essere congolesi. Siamo altresì fieri di essere Figlie e Figli di quest'Africa che è la culla dell'umanità. A partire da questo Simposio lanciamo un appello a tutti gli africani:
"Non facciamoci più la guerra tra di noi, ma lavoriamo insieme per costruire un continente in cui ogni donna e ogni uomo abbiano il diritto e la gioia di vivere."


SOCIETA CIVILE: Sud Kivu Nord Kivu Butembo

CHIESA CATTOLICA: Arcidiocesi di Bukavu Diocesi di Butembo-Beni

DIOCESI DI KASONGO

CHIESA DI CRISTO IN CONGO: Sud Kivu Nord Kivu

A NOME DELLE DELEGAZIONI EUROPEE : Albino Bizzotto

Butembo, 1 marzo 2001




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