L'omelia di Natale del Patriarca Michel Sabbah a Betlemme " Siamo cristiani nell'Intifada e pretendiamo la libertà"



Omelia di Natale 2000

1. Felice e santo Natale a tutti voi. Che si possa celebrare, con la grazia
di Dio, il prossimo Natale con più pace, giustizia e dignità umana.
Prima di iniziare la nostra meditazione sul mistero del Natale, voglio
richiamare alla memoria la figura del nostro amato fratello il Patriarca
Deodoros, che Dio ha chiamato a sé. Noi preghiamo per il riposo della sua
anima, per tutta la Chiesa Ortodossa.


Saluto il presidente Yaser Arafat, e tutte le autorità civili e municipali,
nostri ospiti, il ministro Johan Sauwens dal Belgio, e la sig.ra Luisa
Morgantini, rappresentante del Parlamento Europeo. Un saluto, inoltre, va
alle autorità del consolato americano. A tutti voi auguro la luce e la pace
del Natale.

Saluto e ringrazio sua eccellenza reverendissima Jean Orchampt, vescopo
emerito di Anger, presente con noi questa notte, per rappresentare la
conferenza episcopale francese e per esprimere la solidarietà della chiesa
di Francia con la Chiesa di Gerusalemme in questi giorni duri.
Saluto e ringrazio le numerose Chiese del mondo, cattoliche, ortodosse,
evangeliche, che hanno espresso la loro solidarietà mediante messaggi e
fatti, per sostenerci in questa prova: intendo le Chiese di Stati Uniti,
Canada, Europa, Australia, Nuova Zelanda, Asia e Africa. Con noi e per noi,
hanno pregato, operato e parlato.
Saluto voi, pellegrini qui presenti. Alcuni di voi sono venuti a piedi
partendo mesi fa e sono arrivati oggi. Saluto il vostro coraggio nell'essere
qui con noi stanotte, a condividere questi tempi difficili e la preghiera.
Saluto tutti voi fedeli, quanti siete presenti e quanti ci accompagnano,
nelle loro parrocchie, in Palestina, Giordania, Israele e Cipro.

2. In questa notte di Natale noi meditiamo il mistero dell'incarnazione del
Verbo eterno di Dio, come dice il primo capitolo del Vangelo di san
Giovanni: "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo
era Dio... E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, e noi
vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e
di verità" (Gv 1,1,14).

S. Leone Magno commenta così questo mistero:
"Dio ha condiviso ed è apparso nella nostra umiltà. L'Onnipotente ha assunto
la nostra debolezza, l'Eterno la nostra natura mortale. E per pagare il
debito della condizione umana, la natura immutabile si è unita con la natura
esposta ad ogni genere di sofferenza. Per questo, per sanarci meglio,
l'unico mediatore tra Dio e l'uomo, l'uomo Gesù Cristo doveva essere in
grado da un lato di poter morire e dall'altro di non poter patire morte.
E' perciò nella piena e completa natura umana di un vero uomo che il vero
Dio è nato; pienamente partecipe di ciò che apparteneva a lui e pienamente
partecipe di ciò che apparteneva a noi" (S. Leone Magno, II lettura del 25
Marzo).

3. Questo è il mistero che noi siamo invitati a meditare in questa notte
santa. E' la fonte della nostra forza e della nostra speranza, nei tempi di
pace e in quelli di guerra. Che cosa ci dice questo mistero oggi, in mezzo
ai nostri problemi, tra i nostri fratelli morti e feriti, tra le nostre case
demolite, le nostre chiese e conventi bombardati, le nostre città e i
villaggi assediati?
Questo mistero ci dice prima di tutto che i nostri rapporti come cristiani
sono fondati sull'amore. Questa è la prima nostra caratteristica della
nostra identità. Poiché Dio ama tutte le sue creature, noi amiamo tutte le
sue creature. E l'amore cristiano non è limitato ai cristiani, ma abbraccia
tutti senza discriminazioni. L'amore è la più grande forza che abbia
edificato questo mondo fino ad oggi e che continuerà ad edificarlo.
Il mistero di Dio ci dice che noi, cristiani di questa terra, siamo i
testimoni di Gesù in questa terra. Questo è un altro aspetto fondamentale
della nostra identità. Qui: Dio ci vuole cristiani qui, non in altri luoghi
della terra. Se anche viviamo nella guerra, o nell'intifada, se le nostre
case sono demolite, i nostri fratelli feriti o uccisi, è qui che Dio ci
vuole cristiani. Questa è la nostra terra, per chiedere la nostra libertà
tra la nostre case demolite e nei nostri villaggi e città sotto assedio.
Questo mistero ci dice anche, in questi giorni, che noi siamo cristiani in
una società araba cristiana e musulmana, e in una società palestinese che
pretende la libertà. Siamo parte integrale di questa società. Siamo nel suo
cuore, non siamo né alternativi né osservatori. Ancora, siamo in mezzo alla
guerra, distruzioni e richiesta di libertà, è in questa società che Dio ci
vuole cristiani.

4. Il Natale ci dice che il Verbo di Dio si è incarnato nella nostra realtà
umana, l'ha assunta totalmente, eccetto il peccato, e l'ha amata. Con questo
esempio, noi accettiamo e amiamo tutta la nostra realtà che chiede giustizia
e pace, anche su sentieri difficili.
Noi l'accettiamo come realtà di palestinesi -arabi, cristiani e musulmani- e
come realtà di ebrei, che invitiamo a cooperare con noi alla giustizia e
alla pace. Tutti gli sforzi per la libertà vogliono raggiungere l'amore di
Dio che si estende a tutti gli uomini e le donne, palestinesi e israeliani,
cristiani, musulmani, ebrei e drusi.
Questo il messaggio del Natale per noi: accettare e amare la nostra
difficile realtà umana, cosicché Gesù, il principe della pace, nato a
Betlemme, la santifichi, la redima, e ponga in essa una nuova vita.

5. Fratelli e sorelle,
abbiamo concluso quest'anno il Sinodo delle Chiese cattoliche di Terra
Santa: abbiamo stabilito un programma pastorale comune. Insieme, saremo
capaci di iniziare, con il nuovo millennio, un periodo nuovo nella storia
delle nostre Chiese.
La prossima settimana concluderemo l'anno del grande Giubileo. Sua santità
il papa Giovanni Paolo II ha deciso di mandare un inviato speciale alle
nostre Chiese e ai nostri capi, israeliani e palestinesi. Celebrerà con noi
la giornata mondiale per la pace il primo di Gennaio, e poi presiederà la
chiusura del grande anno giubilare il giorno seguente.
Il Signore ha permesso che chiudessimo l'anno del Giubileo con prove e
sofferenze. Per ogni grazia, per ogni prova, noi benediciamo Dio, perché
anche la sofferenza è parte della grazia del Giubileo. Essa ci aiuta a
purificarci; ci permette di vedere meglio il volto di Dio, di chiedere
meglio la libertà, perché diventiamo capaci di vedere il volto di Dio in
quello dei nostri fratelli e sorelle, e nel volto di quelli ai quali
chiediamo la libertà.
In questo anno abbiamo salutato la visita del Santo Padre, il Papa Giovanni
Paolo II. Egli ci ha portato un messaggio di fraternità, giustizia e pace.
Ad alcuni sembra che questo messaggio non abbia dato frutto alcuno. Noi
invece vi vediamo il chicco di grano che, dice il Vangelo, non dà frutto se
prima non cade a terra e muore. Le sofferenze attuali sono il tempo della
morte e maturazione. Più tardi, sarà possibile raccogliere i frutti per la
nostra vita cristiana ed ecumenica, per il dialogo inter-religioso, per la
richiesta di giustizia e pace tra i nostri due popoli.

Fratelli e sorelle, preghiamo dunque il Signore di restaurare nei nostri
cuori, nelle nostre case e nei cuori di tutti gli abitanti di questa terra
la vera gioia di Natale. Amen.


+ Michel Sabbah
Latin Patriarch of Jerusalem






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