In cammino verso Assisi promuovendo tutti i diritti umani per tutti
Voglio di +
Quello che chiediamo al
Governo, al Parlamento e a tutte le forze politiche italiane
In tutto il
mondo cresce l´accorata domanda di giustizia sociale, rispetto dei diritti
umani e solidarietà di centinaia di milioni di
persone prigioniere della miseria, della guerra, dell´oppressione
e della violenza. Per rispondere a questa domanda migliaia di cittadini,
associazioni, sindacati ed enti locali italiani promuovono ogni giorno, con grande generosità e senso di responsabilità, decine di
migliaia di piccole e grandi azioni concrete. La sfida è immensa e deve
essere affrontata da tutti coloro che hanno il
potere e gli strumenti per intervenire. Un compito speciale spetta al mondo dell´informazione e in particolare alla
Rai servizio pubblico radiotelevisivo. Tutte le istituzioni sono
chiamate a fare di più, in modo più efficace e coerente per rispettare i
principi e le norme enunciati nella Costituzione italiana e nel Diritto
internazionale dei diritti umani e per realizzare gli impegni solennemente
assunti alle Nazioni Unite con la Dichiarazione del Millennio. Consapevoli
della gravità e della complessità delle sfide e dei pericoli che siamo chiamati ad affrontare al Governo, al Parlamento e a
tutte le forze politiche chiediamo +:
Più impegno e coerenza contro la povertà che uccide.
In vista della prossima sessione di bilancio, dal DPEF alla legge finanziaria
2008, chiediamo:
o il rispetto degli impegni internazionali sottoscritti e la definizione di
un “Piano Italia” per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del
Millennio ed evitare un clamoroso fallimento, il minimo che l´Europa e
l´occidente possano fare per iniziare a sradicare la povertà;
o un aumento delle risorse per la cooperazione allo sviluppo, definendo un
chiaro calendario di impegni finanziari per raggiungere l´obiettivo dello
0,51 % APS/PIL entro il 2010 e lo 0,7% entro il 2015 (il Governo si deve
inoltre impegnare a contabilizzare le operazioni di cancellazione e riduzione
del debito in maniera distinta e separata rispetto alle risorse fresche per
l´APS);
o l´immediato versamento del contributo italiano promesso al Fondo globale
per la lotta all´Aids, alla malaria e alla
tubercolosi;
o di rendere più efficiente, efficace e coerente l´azione italiana di
cooperazione mediante l´immediato riconoscimento, il finanziamento e la
promozione della “cooperazione decentrata comunitaria” e delle iniziative di
pace e solidarietà internazionale degli Enti Locali, delle associazioni e
delle comunità locali contro la miseria e la guerra;
o di sostenere in sede europea lo slittamento della scadenza negoziale,
fissata per il 31 dicembre 2007, in relazione agli accordi di Partenariato Economico (APE/EPA) in corso di negoziato
tra l´Ue e i Paesi dell´Africa
dei Caraibi e del Pacifico (ACP). Tale proroga
dovrebbe impegnare l´Italia e l´Ue a valutare con
attenzione gli impatti negativi per l´ambiente, l´economia e le popolazioni
dei Paesi ACP di questi accordi di libero scambio, favorendo, con la
partecipazione della società civile, la ricerca di alternative
in grado di garantire la coerenza dei negoziati con gli obiettivi di sviluppo
stabiliti nell´accordo di Cotonou;
o di approvare rapidamente la nuova legge sulla cooperazione internazionale,
raccogliendo le proposte della società civile e degli Enti Locali e di porre
in essere da subito tutti i correttivi necessari per rimettere in moto il
pieno funzionamento della Direzione Generale della Cooperazione allo
Sviluppo.
Più impegno per mettere fine alle guerre del Medio Oriente.
Chiediamo:
o l´assunzione di un´iniziativa politica, chiara e risoluta, del Governo e
del Parlamento, che rompa l´immobilismo dell´Europa
e della comunità internazionale, per costringere le parti a riprendere subito
il negoziato, per far rispettare i diritti umani e la legalità
internazionale, favorire una rapida soluzione della grave crisi che divide i
palestinesi e costruire una pace giusta con gli israeliani. L´obiettivo deve
essere la fine delle violenze, delle sofferenze e del conflitto israelo-palestinese cuore di tutti i conflitti del Medio
Oriente. Il metodo deve essere quello del dialogo con tutti senza
pregiudiziali. I fatti dimostrano che le iniziative unilaterali, l´isolamento
di Hamas, la chiusura ermetica dei territori e la
separazione di Gaza dalla Cisgiordania alimentano
la guerra anziché frenarla. Il piano di pace presentato dai paesi arabi è un´occasione storica che non deve essere sprecata.
o il sostegno concreto ai progetti della società civile e degli Enti Locali
impegnati a promuovere l´incontro, il dialogo, la costruzione della fiducia
reciproca tra israeliani e palestinesi e tra i diversi popoli del Medio
Oriente;
o di promuovere la riapertura della Striscia di Gaza e di organizzare,
insieme alla rete degli Enti Locali e delle organizzazioni della società
civile, una grande azione umanitaria per portare soccorso alle popolazioni
imprigionate nei territori palestinesi, alleviare le sofferenze quotidiane
delle persone e in particolare dei più deboli e vulnerabili, rigenerare la
speranza e la fiducia in particolare tra i giovani;
o di promuovere l´invio di una forza internazionale di pace delle Nazioni
Unite nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania
per la promozione della sicurezza umana di entrambi popoli. L´Onu, con il deciso sostegno dell´Unione
Europea, si deve assumere la responsabilità di garantire la sicurezza di Israele e della Palestina anche trasferendo la sua sede
principale a Gerusalemme, città aperta, capitale di due stati e del mondo
intero;
o di promuovere il dialogo e il negoziato politico con tutti i paesi del
Medio Oriente, anche tramite l´organizzazione di una Conferenza
internazionale per la pace e la sicurezza, per affrontare in modo coerente e
globale i problemi irrisolti nella regione sulla base del diritto
internazionale, favorire il riconoscimento reciproco e costruire le
condizioni per una pace giusta e duratura;
o di assumere tutte le iniziative necessarie per scongiurare ogni azione di
guerra contro l´Iran e sollecitare la convocazione di una Conferenza
internazione per eliminare tutte le armi nucleari, chimiche e batteriologiche dal Medio Oriente in applicazione della
Risoluzione firmata nel 1995 da tutti gli Stati membri del Trattato di Non
Proliferazione nucleare;
o di promuovere l´approvazione di un nuovo accordo sull´uso
delle acque del Medio Oriente (accessibilità, condivisione,...) per
promuovere la pace e la convivenza tra i popoli della regione (Iniziativa
“Acqua per la pace”).
Più impegno per un´informazione e comunicazione di pace.
Chiediamo di impegnare la Rai a:
o dedicare 5 minuti, tutti i giorni, dopo il TG della sera, per far sì che
ogni giorno la gente apra il cuore e la mente al mondo e alla gente che lo
abita imparando ogni sera una cosa speciale che può rendere migliore la
nostra vita; o realizzare una trasmissione settimanale, in prima serata, di
alta qualità e di grande approfondimento sui temi più scottanti del mondo,
della pace, della giustizia e dei diritti umani: una trasmissione per
conoscere le sfide che ci coinvolgono (come per esempio la grave crisi
mondiale dell´acqua) e discutere le possibili
soluzioni;
o definire una programmazione diffusa per la promozione della cultura della
pace, dei diritti umani e della nonviolenza;
o abolire la pubblicità nelle fasce di programmazione dedicate ai bambini per
dare ai nostri figli una formazione più libera e meno condizionata;
o garantire il pluralismo aprendo le porte ai costruttori di pace, alle organizzazioni
della società civile e agli Enti Locali impegnati per la pace, la giustizia e
la democrazia internazionale;
o dare spazio alle idee e all´iniziativa dei
migranti, promuovendo una immagine positiva e evitando che l´uso continuo di
immagini stereotipate e il ricorso ai migranti come capro espiatorio crei
nella nostra società fratture e conflitti insanabili.
Più impegno per educare alla pace e ai diritti umani.
Chiediamo:
o di approvare entro il 4 ottobre 2007 una legge ad
hoc per la celebrazione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale
dei Diritti Umani (2008) mediante la promozione di una vasta campagna di
educazione all´azione per i diritti umani (e in
particolare per i diritti ancora non completamente riconosciuti (pace, pari
opportunità, ambiente, acqua,…) da realizzare con le organizzazioni della
società civile e gli Enti Locali;
o di rendere permanente l´educazione alla pace e ai diritti umani in tutte le
scuole di ogni ordine e grado valorizzando le esperienze sin qui realizzate, anche
tramite l´emanazione di una apposita direttiva.
Più impegno per sconfiggere le mafie.
Chiediamo di:
o dare risposta alla domanda di giustizia che viene dai familiari delle
vittime, sostenendone le legittime istanze e
equiparando le vittime delle mafie con quelle del dovere e del terrorismo;
o garantire il pieno ed effettivo sostegno dello stato ai testimoni di
giustizia, affinche´ la scelta di contribuire all´affermazione della verita´
non sia penalizzante per la loro vita e le loro famiglie;
o definire e approvare in tempi rapidi una testo unico della legislazione
antimafia, capace di superare le attuali disfunzioni e garantire una piu´ efficace azione di contrasto da parte delle forze dell´ordine e della magistratura;
o istituire un´Agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati e
confiscati alle mafie, in modo da assicurare rapidita´
e trasparenza nell´assegnazione delle ricchezze
restituite alla collettivita´;
o definire un Piano nazionale per la prevenzione e il contrasto alle mafie,
al fine di coordinare e garantire la collaborazione e la contemporaneità
delle politiche pubbliche e degli enti locali e alle esperienze autentiche di
antimafia sociale; o ratificare e dare piena attuazione delle convenzioni e
accordi internazionali e europei di contrasto alle organizzazioni criminali
transnazionali.
Più impegno per i diritti umani.
Chiediamo:
o al Parlamento, di approvare rapidamente il disegno
di legge per l´istituzione della “Commissione nazionale per la promozione e
la protezione dei diritti umani e la tutela dei diritti delle persone
detenute o private della libertà personale”;
o di organizzare una sessione annuale del Parlamento in seduta comune per
discutere dello stato dei diritti umani in Italia e delle raccomandazioni che
i pertinenti organismi internazionali rivolgono al nostro paese;
o al Parlamento, di ratificare senza indugio le Convenzioni Internazionali
rispettivamente sui diritti umani delle persone con disabilità,
sulla protezione di ogni persona dalle sparizioni forzate, sui diritti dei
lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie;
o al Parlamento, di ratificare il Protocollo Opzionale alla Convenzione ONU
contro la tortura;
o coerenza di comportamento nelle relazioni bilaterali nel senso di
condizionare la stipulazione e l´attuazione degli accordi al rispetto dei
diritti umani e delle libertà fondamentali;
o un maggiore impegno dell´Italia per il
rafforzamento delle istituzioni internazionali democratiche che, a partire dall´Onu, sono deputate a
promuovere e difendere i diritti umani nel mondo, contro tutte le dittature e
i regimi autoritari (come la Birmania e lo Zimbabwe)
ma anche contro tutti gli abusi e le violazioni di cui sono responsabili i
governi democraticamente eletti;
o la partecipazione dell´Italia, con personale
qualificato, in tutte le sedi internazionali in cui si trattano i diritti
umani;
o un impegno fattivo e sistematico della diplomazia italiana perché siano
rispettati i diritti dei popoli alla pace, allo sviluppo umano, alla
democrazia, all´ambiente, all´autodeterminazione;
o un impegno dell´Italia sia in sede di Unione
Europea sia in sede di Consiglio Diritti Umani delle NU per la definizione
del Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui diritti economici,
sociali e culturali, per l´applicazione di standards
efficaci in materia di responsabilità legale delle imprese per i diritti
umani, nonché per il riconoscimento, in uno strumento giuridicamente
vincolante, del diritto allo sviluppo umano come diritto fondamentale della
persona e dei popoli.
Più impegno per i diritti del lavoro.
Chiediamo:
o che negli accordi economici e commerciali si preveda una valutazione di impatto sociale ed ambientale; nei programmi di
cooperazione economica con i paesi in via di sviluppo e nei meccanismi e
strumenti di sostegno alle imprese italiane che si internazionalizzano venga
inserita la promozione dei diritti del lavoro in tutta la catena del
decentramento produttivo internazionale, la promozione delle norme
fondamentali del lavoro sancite dall´OIL, delle
Linee Guida OCSE e della Dichiarazione tripartita ILO sulle Multinazionali ;
o un impegno organico dell´Italia nei contesti
internazionali perché tutti i paesi ratifichino e rispettino le convenzioni
fondamentali dell´Organizzazione Internazionale del
Lavoro, quali la libertà di associazione sindacale e di contrattazione
collettiva, la proibizione del lavoro forzato, del lavoro minorile, a partire
dalle sue forme peggiori e di ogni discriminazione sul lavoro;
o la promozione del lavoro “dignitoso” anche nei paesi in via di sviluppo e
il sostegno a programmi di promozione della sostenibilità sociale ed
ambientale delle imprese contro le zone franche e il dumping sociale;
o un forte impegno per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di
lavoro, la definizione sul piano internazionale di incentivi fiscali e
regole, comprese quelle riguardanti gli appalti pubblici; la promozione di
modelli produttivi e di consumo socialmente e ambientalmente
sostenibili; la eventuale riconversione ambientale delle imprese con
strumenti di tutela della occupazione;
o un impegno verso i paesi poveri contro la disoccupazione, soprattutto
giovanile e delle donne; un impegno a sostegno del rafforzamento delle
organizzazioni sindacali, del dialogo sociale e della contrattazione
collettiva; l´affermazione di modelli di protezione sociale inclusivi che
promuovano la tutela della salute, della maternità e della pensione.
Più impegno per i diritti dei migranti e il pluralismo culturale.
Chiediamo:
o di approvare rapidamente il disegno di legge sull´immigrazione
rispondendo alle richieste di modifiche delle organizzazioni sociali e delle
comunità locali;
o di approvare contestualmente un provvedimento che consenta la regolarizzazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici
straniere senza permesso di soggiorno, favorendo l´emersione del lavoro nero,
il relativo gettito fiscale e il rispetto dei diritti di centinaia di
migliaia di uomini e donne oggi in condizioni di forte discriminazione;
o di approvare rapidamente il disegno di legge sulla cittadinanza,
rispondendo alle richieste delle associazioni, dei sindacati delle
amministrazioni locali, evitando che le future generazioni dei figli dei
migranti siano stranieri nel Paese in cui sono nati e favorendo in tal modo una
maggiore coesione sociale;
o di approvare rapidamente la legge sul diritto d´asilo, aumentando le
risorse per l´accoglienza e promuovendo una campagna di sensibilizzazione a
favore delle persone che fuggono da persecuzioni, guerre, conflitti e
disastri ambientali;
o di promuovere il dialogo interculturale con l´obiettivo di garantire pari
diritti di cittadinanza a tutti e costruire “una città inclusiva in un´Europa
inclusiva”; o di promuovere una grande campagna per la formazione e
l´insegnamento della lingua italiana ai migranti, impegnando risorse umane e
finanziarie consistenti per consentire relazioni positive nelle comunità
locali ed evitare frammentazione sociale e separazione.
Più impegno per una nuova Onu democratica e
capace.
Chiediamo:
o la definizione, con il concorso del Parlamento,
della società civile e degli Enti Locali, di un piano d´azione dell´Italia, da sviluppare nei due anni di permanenza nel
Consiglio di Sicurezza, per difendere, salvare, rilanciare e democratizzare
l´Onu includendo le seguenti proposte: costituire
l´Assemblea Parlamentare delle Nazioni Unite; creare un Consiglio per la
sicurezza umana (economica, sociale e ambientale) e promuovere il controllo dell´Onu su tutti i beni comuni
mondiali; riconoscere il diritto umano all´acqua
per la vita entro il 10 dicembre 2008 e organizzare il Forum Mondiale dell´Onu sull´Acqua;
implementare gli accordi previsti dall´art. 43
della Carta delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace e della
sicurezza internazionali; potenziare il sistema Onu
per i diritti umani e in particolare l´Ufficio dell´Alto
Commissario; approvare la Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni;
o di appoggiare la proposta di una Convenzione Universale sul futuro delle
Nazioni Unite con la partecipazione anche di organizzazioni e movimenti di
società civile e di Enti di governo locale;
o di rendere tripartita la composizione delle delegazione italiana negli
organismi Onu (Governo, Parlamento, organizzazioni
della società civile) a cominciare dalla prossima sessione dell´Assemblea Generale;
o la riapertura dell´Ufficio dell´Onu in Italia.
Più impegno per la risoluzione pacifica dei conflitti nel Corno d´Africa.
Chiediamo:
o l´assunzione di chiare iniziative politiche a sostegno della risoluzione
negoziale delle crisi aperte: in Somalia, dove centinaia di migliaia di
civili sono praticamente ostaggio di un conflitto ormai diventato regionale;
tra l´Etiopia e l´Eritrea, dove la mancata delimitazione del confine tra i
due paesi ha causato crisi politiche interne e uno stato di grave instabilità
in tutta la regione; nel Darfur, in cui un
conflitto regionale rischia di rimettere in gioco la pace nell´intero
Sudan;
o l´assunzione di un deciso ruolo nei prossimi incontri internazionali per la
soluzione dei conflitti nei paesi del Corno d´Africa a favore di una politica
di confronto e di dialogo che includa tutti gli attori coinvolti, compresa la
società civile, e non solo i governi e i gruppi combattenti;
o il sostegno concreto ai progetti della società civile e degli Enti Locali
impegnati a promuovere l´incontro, il dialogo, la costruzione di reti locali
a sostegno dei processi di pacificazione nei paesi del Corno d´Africa, e in
particolare in Sudan dove questi legami tra associazioni italiane e sudanesi
sono già consolidati.
Più impegno per la pace in Afghanistan.
Chiediamo:
o che l´Italia, impegnata a relazionare all´Onu in ottobre sulla missione militare in Afghanistan,
chieda la fine delle missioni militari in corso e la costituzione di una
nuova forza Onu con il mandato di proteggere la
popolazione civile dalle violenze, da qualunque parte perpetrate;
o l´immediata cessazione dei bombardamenti e delle azioni militari
indiscriminate che continuano a colpire le popolazioni civili;
o di chiarire in modo definitivo la distinzione tra operazioni militari di
guerra degli Stati Uniti e della Nato e autentiche operazioni di polizia
internazionale (militare e civile) dell´Onu;
o di continuare a promuovere l´organizzazione di una Conferenza
Internazionale di Pace, con la partecipazione di tutti i paesi della regione;
o di sostenere la società civile afgana stretta nella morsa dei talebani, dei signori della guerra che siedono anche al
governo, dei bombardamenti finanziando l´impegno per la pace, il rispetto dei
diritti umani, la riconciliazione e la ricostruzione.
Più impegno per non dimenticare l´Iraq e gli iracheni.
Chiediamo:
o una forte iniziativa politica dell´Italia per la
pace in Iraq basata su un approccio multilaterale e un processo inclusivo di
tutte le parti irachene. In questo ambito l´Italia
dovrebbe proporre l´invio di un contingente Onu in
sostituzione delle truppe straniere presenti e indicare il proprio territorio
come luogo neutrale per lo svolgimento di colloqui di pace interiracheni;
o di avviare una nuova politica di cooperazione, aiuto umanitario e
ricostruzione coerente con l´indirizzo espresso dal Governo ed essere
manifestamente quindi rivolto a tutte le comunità e non confinato a Nassiria;
o di destinare risorse ed attenzione al sostegno della azione delle
organizzazioni non governative irachene che si battono per la riconciliazione
nazionale;
o di destinare risorse ed attenzione per contribuire ad affrontare il
gravissimo problema dei profughi e sfollati iracheni;
o di non approfittare della guerra per sfruttare il petrolio iracheno a danno
delle popolazioni locali che hanno diritto di utilizzare i proventi di un
commercio equo per la ricostruzione del proprio paese;
o di esigere con determinazione il rispetto dei diritti umani da parte del governo
iracheno.
Più impegno per il disarmo.
Chiediamo:
o l´apertura di un tavolo di confronto tra il Ministero della Difesa e le
organizzazioni della società civile e gli Enti Locali impegnati per la pace e
la sicurezza umana;
o di agire per dare concreta attuazione all´approccio
della sicurezza umana nelle “missioni di pace” e di promuovere l´istituzione della infrastruttura europea dei corpi civili di pace;
o più risorse economiche per permettere a tutti i giovani interessati di
svolgere il servizio civile nazionale;
o la riapertura della discussione sul progetto di costruzione della nuova
base americana di Vicenza;
o il ritiro della partecipazione italiana alla costruzione del caccia F-35 Joint Strike Fighter;
o di avviare subito l´organizzazione della Conferenza nazionale sulle servitù
militari;
o la riduzione delle spese militari e del personale delle FFAA, della
produzione e del commercio delle armi italiane;
o di opporsi al progetto americano di Scudo spaziale;
o di promuovere l´eliminazione di tutte le armi nucleari ancora presenti in
Italia, in Europa e in Medio Oriente.
Più impegno per l´ambiente e il clima.
Per difendere l´ambiente e lottare contro i mutamenti climatici chiediamo di: o inserire nel Documento di Programmazione
Economico e Finanziario un aggiornamento sullo stato di attuazione degli
impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, in coerenza
con gli obblighi derivanti dall´attuazione del
Protocollo di Kyoto, e sui relativi indirizzi;
o operare al fine di ampliare la partecipazione alle iniziative in atto per
affrontare cambiamenti climatici secondo il principio della responsabilità
comune, differenziata negli oneri;
o attuare il Protocollo di Kyoto come occasione per
ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e la fattura delle
importazioni energetiche del Paese, per l´innovazione nel settore dei
trasporti, della mobilità e della logistica, il risparmio delle famiglie nei
consumi civili e domestici, l´innovazione del sistema di produzione di energia
elettrica e di calore, l´efficienza energetica, l´innovazione tecnologica e
l´occupazione;
o promuovere con maggiore efficacia lo sviluppo di tutte le fonti energetiche
rinnovabili (idriche, geotermiche, eoliche, solari, biomasse)
per la produzione di energia elettrica, di calore e di carburanti, con un
sistema incentivante, differenziato per fonte, senza tetti, accessibile,
certo e di lunga durata, assicurando il collegamento con le reti di
distribuzione e procedure di localizzazione e di autorizzazione più semplici,
in grado di garantire le necessarie valutazioni ambientali, territoriali ed
economiche, in tempi più rapidi, con trasparenza per i cittadini e per gli
operatori;
o sostenere lo sviluppo dei distretti agro-energetici in modo che
l´agricoltura possa valorizzare sia le risorse rinnovabili disponibili sul
territorio (solare, idrica, eolica) sia quelle direttamente producibili o
ricavabili dalle proprie attività (biogas, biocarburanti,
biomasse), sia da attività di forestazione
e manutenzione dei boschi, in modo da produrre, insieme ai benefici
ambientali, un´integrazione del reddito per gli agricoltori, contrastando
l´abbandono delle campagne in corso.
Più impegno per un´Europa di pace, democratica e
solidale.
Per il rilancio del processo costituente europeo chiediamo:
o di promuovere la partecipazione delle organizzazioni della società civile
europea, dei rappresentanti del Parlamento europeo, dei Parlamenti nazionali
e non solo dei governi nell´elaborazione del
"Trattato di Riforma" ed effettuare la
consultazione diretta dei cittadini attraverso un referendum paneuropeo da
tenersi in contemporanea nei paesi membri in occasione delle elezioni del
Parlamento europeo del 2009;
o di riconoscere nel “Trattato di Riforma”, la pace come valore, diritto e
obiettivo dell´Unione Europea e di sopprimere la
ridicola e contraddittoria frase “economia sociale di mercato fortemente
competitiva” e sostituirla con una frase che sancisca l´impegno a costruire
l´Europa sociale nel rispetto di tutti i diritti umani in conformità al
principio della loro interdipendenza e indivisibilità;
o di inserire nel “Trattato di Riforma” la Carta dei diritti fondamentali dell´Unione Europea, così da darle forza giuridica
pienamente vincolante; o di strutturare il “dialogo civile” sviluppando i
canali di accesso per la rappresentanza degli interessi generali, in
particolare di quelli solidaristici.
Questo documento è stato elaborato nei mesi di maggio e giugno dalla
Tavola della pace raccogliendo, senza alcuna pretesa di completezza, il
contributo di numerose organizzazioni della società civile che con grande serietà e competenza lavorano su questi problemi.
Il testo è stato rivisto a Perugia il 29 agosto
2007 e resta aperto al contributo di tutti coloro
che intendono promuovere un impegno sempre più incisivo del nostro paese per
la pace, i diritti umani e la giustizia nel mondo.
Ogni contributo o commento può essere inviato alla Tavola della Pace:
via della viola 1 (06122) Perugia - Tel. 075/5736890 - fax 075/5739337 - segreteria@perlapace.it
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