LA LIBERTA’ DELL'UNIVERSITA' CATTOLICA

di Mario Jori
Ordinario di Filosofia del diritto presso l'Università statale di Milano

Luigi Lombardi Vallauri , professore ordinario di Filosofia del diritto nell'Università (statale) di Firenze, ha insegnato per vent'anni Filosofia del diritto all'università Cattolica di Milano con un contratto rinnovato di anno in anno. Per il prossimo anno accademico il contratto non gli è stato rinnovato; il Consiglio di facoltà di Giurisprudenza non ha potuto conferirglielo perché Lombardi ha perso il nulla osta dell'autorità ecclesiastica. I1 nulla osta, come noto, è condizione dell'ottenimento o mantenimento del posto di insegnamento per ciascun docente della Cattolica, sia egli precario o di ruolo.

I1 professor Lombardi, come titolare di un contratto annuale non ha alcun diritto giuridico alla conservazione del posto di lavoro, ne sostiene di averlo. Inoltre, la Chiesa e l'università Cattolica hanno un forte argomento dalla loro: entrando in una università cattolica Lombardi sapeva assai bene a quali condizioni si impegnava; tali condizioni gli sono state accettabili per vent'anni, è una sua libera scelta ora rifiutarle. Bisogna anche riconoscere alla Chiesa cattolica e all'università Cattolica il merito di aver proceduto in questo caso senza infingimenti e alla luce del sole, allegando come ragioni della decisione le vere motivazioni, cioè il fatto che la Chiesa ritiene che alcune opinioni del professor Lombardi, contenute in alcune sue pubblicazioni di Filosofia del diritto e in interventi a incontri e convegni di questa materia. siano divenute eterodosse sul piano della religione. Non si sono usati pretesti o sotterfugi.

Più di un anno fa la gerarchia aveva comunicato per lettera alla Facoltà di Giurisprudenza che la ortodossia cattolica di Lombardi era divenuta incerta, consigliando la "sospensione" in attesa di accertamenti ecclesiastici; questi accertamenti, condotti in forma del tutto riservata e senza alcuna pubblica procedura, sono giunti ora a un risultato negativo e a Lombardi e alla Facoltà è stata comunicata per lettera la ragione dell'espulsione, consistente in una lista di cinque (gruppi di) errori teologici, elencati in forma sommaria. Qualcuno potrebbe argomentare, con qualche ragione, che in questi casi la procedura interna della Chiesa cattolica non rispetta molte essenziali garanzie moderne della difesa, le forme del contraddittorio. la pubblicità eccetera. Non mi voglio soffermare su questi e altri argomenti che mi sembrano secondari.

Credo infatti che la vicenda vada trattata prima di tutto per quello che è: una cristallina questione di principio e di morale, non complicata per una volta da incertezze nella determinazione dei fatti, ma con tutti i caratteri di una questione di libertà di insegnamento e ricerca allo stato puro.

Mi concentro dunque sul problema morale e politico della libertà di ricerca e di insegnamento. Per far questo è necessario peccare alquanto di indelicatezza; sono costretto cioè ad accantonare il consueto atteggiamento di imbarazzata delicatezza e di diplomatico silenzio con cui tutte le credenze della Chiesa cattolica riescono a farsi trattare anche dai non cattolici, da quando l'anticlericalismo è stato sconfitto sul piano politico ed estromesso dai mezzi di comunicazione di massa. La Chiesa non rinnega tali credenze (non potrebbe, è infallibile). ma le pone in una sorta di imbarazzato secondo piano. Si tratta al contrario semplicemente di trarre in modo esplicito. con un briciolo di brutale coerenza,le più ovvie conseguenze della esclusione di Lombardi, all'interno dell'universo etico di chi pensa e insegna in. una università cattolica. Sono profondamente convinto che in questi casi il silenzio, il "portare riguardo" non fa onore né alle ragioni della religione cattolica nè a quelle dei suoi critici; non è affatto un segno di rispetto dell’opinione altrui, ma può essere solo un sintomo di cinismo e di indifferenza verso ciò che non si affronta apertamente.

Il primo ovvio problema che chiunque, mi sembra, dovrebbe porre è quale sia oggi lo status morale dell'università Cattolica milanese, dopo che essa si è "purificata" da Lombardi. o meglio che ne è stata purificata per opera della Chiesa cattolica. Ci dobbiamo chiedere se il suo status morale sia ora migliore o peggiore di quanto non fosse prima con la presenza di Lombardi, e dobbiamo porci questa domanda tenendo presente il fatto non contestabile che l'università Cattolica è una istituzione di ricerca e insegnamento superiore, sia pure cattolica. e non una casa privata cattolica, o un monastero di un ordine religioso cattolico o un seminario cattolico. Ed è da tenere presente anche il fatto ugualmente ovvio che la purificazione non riguarda Lombardi come persona, dal momento che il docente non è stato accusato di scarso rendimento, ma di eterodossia: riguarda le sue idee. Si è cercato evidentemente di purificarsi da quelle idee che sono state rimproverate ufficialmente a Lombardi. Nella tradizione della teodicea, Lombardi ha negato che possa esser considerata giusta, o anche moralmente tollerabile, l'esistenza di un inferno di tipo penitenziario; egli ha sintetizzato la propria posizione con una frase che è fortemente dispiaciuta ai cattolici, "L'inferno è incostituzionale". Lombardi ha anche osservato che il Dio dei cattolici, nella sua veste di carceriere nel proprio inferno, non rispetta alcuni moderni principi basilari della giustizia penale, che la stessa Chiesa cattolica oggi difende quando a punire sono gli uomini. Tra essi spiccano il principio della personalità della pena, messo in questione dall'idea di peccato originale, con la dannazione eterna di tutti i non cristiani anche senza colpa personale, e il principio della proporzionalità della pena, messo in questione dalla natura illimitata della pena eterna di fronte a una colpa presumibilmente limitata.

Di contro alla diffusa ma superficiale impressione "buonista" che l'inferno sia un concetto dismesso dalla teologia e dal catechismo cattolici, osserva Lombardi, sta il "prezziario" dei peccati mortali. ciascuno sufficiente alla dannazione e mai rinnegato dalla Chiesa. Ora possiamo anche osservare che il fatto stesso che la Chiesa cattolica, escludendo Lombardi per queste sue critiche, conferma. se mai ce ne fosse bisogno, che le credenze criticate da Lombardi sono tuttora credenze della Chiesa cattolica., Mai rinnegate, né vedo come ciò potrebbe mai avvenire, dal momento che la Chiesa cattolica si è posta da sola in un temibile dilemma, sostenendo anche la propria infallibilità in materia teologica (un'altra tesi criticata da Lombardi). Ed è un po' difficile pensare che la tesi dell' inferno non faccia parte delle opinioni teologiche da considerarsi essenziali. Se l'infallibilità della Chiesa non comprendesse più le opinioni sull’inferno, essa si ridurrebbe a un mero gioco di parole. Del resto, ecco che viene puntualmente contestata a Lombardi anche la sua critica della infallibilità papale in materia teologica (che si traduce nell'infallibilità della Chiesa cattolica come istituzione). Se il Papa è infallibile, la Chiesa si condanna a non mai poter cambiare opinione in materia teologica, tutto ciò che è stato sostenuto dal magistero lo sarà sempre (una dannazione questa che a me personalmente pare peggiore dell'inferno). Va anche notato che infallibilità teologica e inferno penitenziario sono due temi che rientrano per i loro aspetti essenziali nel dominio professionale di Lombardi come filosofo del diritto. Per il tema delle pene eterne la cosa è ovvia.

Quanto al primo punto, i giuristi riconosceranno nei problemi della infallibilità e definitività, conseguenza necessaria dell'uso dell'argomento ex auctoritate, un aspetto familiare di ogni questione di giurisdizione e di giudizio. La loro discussione rientra quindi appieno nel campo in cui un filosofo del diritto ha una competenza disciplinare specifica e rientra certissimamemte nell’ambito delle cose su cui egli ha un preciso e particolare dovere di meditare.

Pertanto, l'inevitabile conseguenza di questa operazione, e cioè una università Cattolica "depurata" da Lombardi e soprattutto dai suoi argomenti sull'inferno e sulla autorità ecclesiastica, mi sembra un grave danno per la stessa istituzione e per la sua immagine. È infatti ora più facile che nell'animo di qualcuno dei docenti della Cattolica possano insorgere alcuni dei più gravi vizi dello studioso e del ricercatore in quanto tale.

Il primo vizio favorito da simili situazioni di imposizione delle posizioni ex-auctoritate è quello della prudenza e del silenzio in argomenti scientifici. È un vizietto in cui è relativamente facile incorrere. se non si è o liberi o eroici. Altri vizi ancor più gravi non sono peraltro impensabili, in una situazione in cui il ricercatore è oppresso da un potere di controllo delle opinioni, per esempio l'ipocrisia di sostenere "con le labbra" opinioni scientifiche in cui non si crede.

L'estremo vizio del ricercatore in questi casi è rappresentato infine proprio dalla sincera e convinta apostasia delle proprie eventuali convinzioni eterodosse compiuta per ragioni di mera sottomissione all’autorità. Il fatto che la presenza di questi vizi possa essere giustificatamente sospettata è di per se un grave danno all'immagine e al prestigio scientifico dell'università Cattolica nella comunità degli studiosi.

E’ evidente che qualificare tutti questi comportamenti come vizio, vizio per il ricercatore, implica l'opinione che per lo studioso il vizio non sia l'eterodossia, ma il mascherarla. Non so bene cosa pensi su questo la Chiesa cattolica di oggi, ma non ho dubbi che la ricerca e la scienza non possano vivere e progredire agevolmente su queste basi. Ora, una università non è solo un'istituto di insegnamento superiore ma anche di ricerca, una istituzione dove ricerca e insegnamento sono strettamente collegati, poiché nello spirito e nella lettera degli studi superiori 1' insegnamento deve essere esercitato da coloro che esercitano la ricerca, e che quindi costituiscono e definiscono la propria disciplina e i suoi caratteri. Ciò che si insegna è ciò che si è ricercato, preferibilmente ciò che si sta ricercando. Ne consegue che un'università dove i ricercatori sono potenzialmente non liberi nelle proprie ricerche, è una università dove anche la qualità dell'insegnamento è costante mente minacciata.

Questo pericolo emerge in un secondo gruppo di possibili vizi indotti dalla presenza di nulla osta alle opinioni. vizi che riguardano specificamente il linguaggio con cui il ricercatore e il docente si esprime.

Come filosofo del linguaggio tendo a considerarlo quasi più grave del primo; anche i vizi di questo gruppo toccano direttamente sia la ricerca sia l'insegnamento. Ci sono infatti molte strategie semantiche per evadere i dilemmi del tipo di quello posto da Lombardi. Sono tutte perverse. Sono strategie affette tutte dal vizio intellettuale e anche morale del trucco linguistico, delle definizioni nascostamente variabili, dell'uso surrettizio di termini con significato incerto applicato di volta in volta ad libitum ai casi concreti. L'inferno c'è ma è vuoto. La Chiesa è infallibile, ma nessuno sa su che cosa; ovvero le sue tesi sono eterne, ma hanno un significato variabile. I corpi che risorgono sono davvero i corpi, ma non sono fatti con la materia con cui sono fatti adesso. Jori é dannato perché è ateo, ma non si sa mai, e poi chi è veramente ateo se si pone sinceramente il problema di Dio? Non è difficile essere abbastanza sottili ed ambigui nell'uso delle parole da ridurre per transizioni impercettibili ogni tesi nella sua antitesi, ma se tutto è questione di un gioco di specchi, di capire che il linguaggio usato è sufficiente fumoso da assolvere tutti dall'inferno, e dalla colpa di aver sostenuto una qualunque teoria, allora, come e perché espellere Lombardi?

A questo genere di argomenti l'università Cattolica risponderà probabilmente e prima di tutto con l'argomento liberale: "In casa mia faccio quello che voglio". È un argomento potente e da rispettare.

Cosa si può rispondere? Che una università la quale rilascia titoli riconosciuti dallo Stato e dalla Comunità europea non è una casa, a meno che l'Istituzione di Largo Gemelli cambi la propria ragione sociale e rinunci a fornire in proprio titoli di studio valevoli come laurea, risultando in tal caso pienamente giustificata a procedere come procede ora, al pari di qualunque scuola confessionale, ideologica, partitica, eccetera.

Se l’Università Cattolica vuole giustificare entrambi i suoi nomi non può accontentarsi di questo. A mio avviso, il nulla osta ecclesiastico al mantenimento dell'incarico è incompatibile con la libertà di pensiero e con la nozione stessa di ricerca scientifica, e dovrebbe sparire. Nessun docente in una università di qualunque denominazione deve essere costretto a credere nell'inferno o in qualunque altra cosa; nessun docente universitario deve essere sottoposto al vaglio di un ente esterno quanto al contenuto delle sue opinioni. La qualifica di cattolica potrebbe giustificare la selezione iniziale dei docenti e ricercatori in base anche ai criteri di cattolicità. Ma in nessun modo dovrebbe rimanere un meccanismo che impedisca l'eventuale spostamento libero delle opinioni dei docenti verso direzioni sgradite dalla Chiesa. I docenti devono essere liberi di pensare e studiare; avere opinioni libere vuol dire essere liberi di cambiarle. Senza essere costretti a scelte eroiche. La selezione all’ingresso basterebbe a garantire che i docenti conoscano e condividano in modo soddisfacente le tesi. le idee e le credenze che giustificano il nome "cattolico". Che peraltro devono esser liberi, eventualmente, di giungere a criticare. Osservo che, come il caso di Lombardi Vallauri benissimo illustra, c'è una grande differenza tra un pensiero indifferente e ignorante delle tesi cattoliche (che l'Università cattolica può discriminare all'ingresso) e un pensiero che diviene, consapevolmente critico. Avere "in casa" critici di questo genere è un inestimabile vantaggio, che nessuna istituzione di ricerca dovrebbe desiderare di rifiutare, e comunque una possibilità che deve essere ammessa se si vuole garantire anche ai docenti e ricercatori delle università cattoliche la più elementare libertà di ricerca e di insegnamento.

Da il "Sole 24 Ore" (17 gen.99)

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