Lettera aperta di preti del Veneto sulla politica anticristiana del governo

"Il versante etico-sociale si propone come dimensione imprescindibile della testimonianza cristiana: si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell'incarnazione" (n. 51 di Novo millennio ineunte del 2001).

Incoraggiati da questo esplicito richiamo del papa e sollecitati da un tormentato clima sociale che attraversa il Paese, noi sottoscritti, sacerdoti appartenenti alle diocesi di Treviso e di Venezia, intendiamo esporre alcune riflessioni in merito alla politica dell'attuale governo.

Secondo noi è una politica che incide pesantemente su alcuni nodi essenziali della vita democratica e chiama in causa la Chiesa perché faccia sentire la sua voce nel difendere i valori dell'etica civile che riguardano tutti gli uomini, al di là delle appartenenze confessionali o politiche.

La rilettura attenta di un importante documento dei vescovi italiani del 1991 (Educare alla legalità), si rivela di sconcertante attualità in un momento in cui, nello scenario politico nazionale, stanno affiorando grosse contraddizioni che rischiano di minare la pace sociale. Ci sono scelte governative che rendono sempre più anomala la situazione italiana, anche agli occhi dell'Europa: una giustizia a base di leggi fatte su misura del potente di turno; un'informazione televisiva di massa, sempre più omologata e in mano ad un'unica persona, che rischia di mettere in pericolo la libertà di pensiero; una scuola e una sanità pubblica in ottica aziendale e privatistica che creano discriminazioni tra gli utenti; una politica per l'immigrazione che schiera la marina di guerra contro barche fatiscenti cariche di persone straniere ridotte allo stremo; una politica del lavoro che parla di libertà di licenziamento a piacere; la liberalizzazione incontrollata del commercio internazionale delle armi; la criminalizzazione di legittime forme democratiche di dissenso politico; l'ingiuriosa accusa al sindacato di contiguità con il terrorismo, ecc.

E una situazione che sta avvelenando il clima sociale e politico. Rispetto a tale situazione, ci sembra che il mondo cattolico italiano, pur con lodevoli eccezioni, nel complesso appaia latitante ed estraneo: dai pastori ai cristiani, dalla stampa cattolica alle associazioni ecclesiali, dalla pastorale parrocchiale all'azione dei movimenti religiosi, ecc. Alcuni giornali si interrogano sul perché di questa sostanziale estraneità dei cattolici nei confronti del vasto movimento di opinione pubblica che va crescendo nel Paese in difesa di alcuni valori civili e di leggi che siano veramente uguali per tutti.

Noi sacerdoti avvertiamo che nelle nostre comunità sempre più stanno prendendo forma due atteggiamenti collettivi tra loro contrapposti. In una parte della popolazione si assiste ad un modo di vivere improntato all'arroganza del profitto selvaggio, ad un crescente impoverimento del concetto di "bene comune" e ad un assopimento di valori etici che, fino ad un decennio fa, mobilitavano la coscienza civile. Nello stesso tempo, proprio per le forti contraddizioni derivanti dal pesante clima culturale e politico imperante, stanno diffusamente affiorando disagi che portano a molteplici forme di protesta e d'indignazione.

Come pastori fortemente interpellati da questi "segni dei tempi", abbiamo il dovere di educare i cristiani all'ascolto e al discernimento degli eventi, in forza proprio dei richiami magisteriali citati. Come cittadini, siamo convinti di non dover stare alla finestra e guardare la realtà sociale da persone assenti e disinteressate. Ci sono principi di etica civile sui quali siamo chiamati a pronunciarci con un'attenzione non minore di quella riservata ai principi della cosiddetta etica cattolica.

"Da ciò si vede come il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo, lungi dall'incitarli a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto ciò con obbligo ancora più stringente." (Concilio Vaticano II, GS 34).

Sottoscriviamo questa nostra lettera in data 29 aprile 2002, festa liturgica di santa Caterina da Siena, proclamata Patrona d'Italia nel 1939 e Dottore della Chiesa nel 1970. E una santa che, nel lontano e turbolento XIV secolo, seppe coniugare una profonda spiritualità personale ad un instancabile impegno ecclesiale e civile, a servizio della Chiesa e della società del suo tempo.

Don Olivo Bolzon (Castelfranco Veneto), don Fervido Cauzzo (Peseggia di Scorzè), don Sandro Dussin (Fanzolo di Vedelago), don Silvio Favrin (Castelfranco Veneto), don Gianni Fazzini (Mestre), don Lidio Foffano (Mestre), don Giuseppe Furlan (Castelfranco Veneto), don Guseppe Geremia (Salgareda), don Elio Girotto (San Liberale di Marcon), don Gianni Manziega (Mestre), don Luigi Meggiato (Mestre), don Claudio Miglioranza (Castelfranco Veneto), don Umberto Miglioranza (Castelfranco Veneto), don Giorgio Morfin (Mogliano Veneto), don Lorenzo Piran (Cavasagra di Vedelago), don Giorgio Riccoboni (Treviso), don Giorgio Scatto (Marango di Caorle), don Enrico Tarta (Cavallino Ve), don Luigi Trevisiol (Mestre), don Mario Vanin (Treviso), don Antonio Viale (Vascondi Carbonera), don Piergiorgio Volpato (Casier).

Treviso-Venezia, 29 aprile 2002




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